Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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2018: Viva Viva la Pasquella – presentazione del libro “Riveriti lor Signori. Pasquelle ed altri canti e balli tradizionali raccolti in Romagna”, di Gualtiero Gori

IMGP2195VIVA VIVA LA PASQUELLA

3 gennaio 2018, Bellaria Igea Marina, Teatro degli Amici, ore 21

Traccia per la presentazione del libro:

Riveriti lor signori. Pasquelle ed altri canti e balli tradizionali raccolti in Romagna

“Questo libro è il 4° di un progetto editoriale in 5 volumi corredati da  cd che contengono brani tradizionali eseguiti dall’Uva Grisa e dai suoi “informatori”. Queste pubblicazioni presentano documenti raccolti attraverso la ricerca sulla musica popolare romagnola, che  ha accompagnato l’attività dell’Uva Grisa dalla sua nascita ad oggi.

I libri e i cd sono a carattere monografico e presentano i temi che hanno maggiormente caratterizzato il nostro lavoro: i canti dei pescatori raccolti qui a Bellaria (2008), le serenate e i canti di nozze e del rito del maggio (2011), questo sulla Pasquella (2017), il prossimo tratterà il repertorio dei canti satirici e di osteria. (Registrati dal 2004 al 2006)

La scelta di unire i canti e le musiche, eseguite da noi e dagli informatori, ai documenti di ricerca   – in forma di estratti di intervista, storie di vita, documenti storico-letterari, analisi e riflessioni di varia natura – esprime l’intenzione che il patrimonio espressivo della cultura tradizionale (musiche, canti e balli) debba essere restituito legato ai contesti storici, alla vita e alla cultura delle persone che ne sono stati testimoni.

La Pasquella che cos’è
Il termine Pasquella designa sia il canto sia l’azione rituale che lo accompagna. Il canto è eseguito la sera di vigilia dell’Epifania, il 5 gennaio, e si protrae fino al giorno successivo. I Pasquarùl, o Pasqualót, gruppi spontanei di cantori con accompagnamento musicale, ogni anno si ritrovano appositamente per portare di casa in casa questo canto augurale, ricevendo in cambio offerte di vino, cibo e denaro, destinati alla “mangiata” finale che conclude la festa.

In questo evento si compenetrano le funzioni cerimoniali sacre, in parte condivise con la liturgia, che celebrano gli episodi narrati dai Vangeli nei quali si rivela la natura divina di Cristo (la nascita, l’adorazione dei Magi, il battesimo nelle acque del Giordano per mano di Giovanni Battista, il primo miracolo alle nozze di Cana); con quelle profane, trasgressive e propiziatorie, spontanee e popolaresche, connesse al Carnevale, di derivazione pagana, che prende avvio con l’Epifania.

Lo svolgimento del rito mette in comunicazione in uno spazio comunitario, condiviso e riconosciuto, chi porta la Pasquella visitando le famiglie, cantandola come gesto augurale carico di significati simbolici, con chi la riceve, ne beneficia, e le dà valore ricambiando con un dono materiale, altrettanto simbolico.

Non sappiamo con certezza quando questo rito si è definito nei termini in cui è giunto fino ad oggi; le testimonianze scritte per ciò che riguarda la Romagna lo attestano dai primi anni dell’Ottocento. Ma le sue origini, nel calendario cristiano, sono assai più remote e ricalcano antiche forme rituali  presenti in tutto il continente europeo che si svolgono in modi analoghi, in particolari scansioni temporali, che vanno dall’inverno alla primavera, sui quali in questo momento non posso entrare.

L’area della Pasquella

Il rito della Pasquella si celebra in un’area piuttosto vasta, che comprende tutte le regioni centrosettentrionali (Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria, Molise e alcune zone del Lazio) e si esprime in forme similari.

In Romagna è stato possibile costruirne una mappa, con la descrizione delle azioni cerimoniali e dei modi esecutivi, grazie a una ricerca sul campo di Giuseppe Bellosi e Giovanni Zaffagnini, svolta all’incirca dal 1978 al 1992, su tutto il territorio. Le aree in cui si evidenziano maggiori differenze, rispetto al modo più diffuso che è quello che si pratica da noi, sono quelle della montagna forlivese, dove quasi ovunque è presente la figura mascherata della “Vecchia”, spesso accoppiata a quelle dei Befanotti, e all’uso dei “rispetti”. Qui la Pasquella si usa chiamare Befana e risente dell’eredità toscana, poiché un tempo questo territorio faceva parte di quella regione. C’è poi in un’area ristretta compresa tra Romagna, Toscana e Marche, la Pasquella delle Anime Sante del Purgatorio, dove la il ricavato della questua è devoluto alla Parrocchia per la celebrazione di messe a suffragio dei defunti. Un’altra forma che si distingue dalle altre è quella dell’alta valle del Savio: a San Piero in Bagno e nelle zone limitrofe, dalla metà degli anni ’60, si usa cambiare ogni anno tema musicale e testo, che spesso contiene motivi satirici sull’attualità politica e su fatti locali.

La ricerca sulla Pasquella
La prima testimonianza che registrai sulla Pasquella è del dicembre 1981. La feci a casa mia, il mio interlocutore fu Natale Lazzarini, detto Burgagiàon, un pescatore che frequentava un bar di fianco a casa mia; naturalmente lo conoscevo fin da piccolo, ma con lui non avevo mai parlato; a indicarmelo come valido informatore era stata  mia nonna. Quello fu il primo passo di una ricerca sulle tradizioni orali del territorio che divenne sistematica e che in breve tempo mi portò ad avvicinare tanti altri anziani del paese. Compresi subito che il lavoro sulla cultura popolare era ineluttabilmente un lavoro vivo, di relazione e ricongiungimento con le persone, di tipo personale e comunitario.

L’Uva Grisa e la Pasquella
L’Uva Grisa nasce ufficialmente nel maggio 1981, sette mesi prima di quella intervista sulla Pasquella. In quel momento nessuno di noi aveva una esperienza diretta della Pasquella, così quando stava avvicinandosi la data dell’Epifania ci mettemmo sulle tracce di un gruppo che ancora la faceva, in quel momento guidato da Marco Campana e Andrea Berto. Ci unimmo alle prove e, nella data canonica del 5 gennaio (1982) partecipammo al rito che si svolse in alcuni luoghi della Valle dell’Uso. Dall’anno successivo (1983) la organizzammo autonomamente, e da allora non abbiamo ancora smesso di andarla a cantare.

Vivemmo quelle prime esperienze pieni di entusiasmo per tutto ciò che succedeva, momento per momento; meravigliati di scoprire la vitalità, l’autenticità di un rito apparentemente accantonato nella memoria dei più anziani; felici di aver trovato la conferma di un importante aggancio con pista di ricerca che poteva ancora essere esplorata nella contemporaneità.

Per la storia dell’Uva Grisa, ormai prossima a celebrare 37 anni di attività, si può dire che la Pasquella costituisca la sua spina dorsale. Essa è stata fin dalla sua nascita uno dei principali motori di spinta sui quali l gruppo ha elaborato il proprio modo di essere e di comunicare con gli altri attraverso la musica e il canto. Scoprire e fare la Pasquella ci ha fatto capire che la cultura tradizionale è ancora qualcosa di vivo, vero, e che, se ce ne prendiamo cura, può perdurare, qualcosa che ci lega in modo viscerale a un territorio, alle persone e alle comunità che lo abitano; e in questo caso la tradizione non è un’ “invenzione”.

La Pasquella oggi

Sappiamo che da quando se ne è trovata traccia (sec. XIX), la Pasquella la si è continuata a cantare, pressoché ininterrottamente, fino agli anni ’50, con la sola interruzione degli anni delle due guerre mondiali. Dal secondo dopoguerra è iniziato un periodo di declino, accelerato negli anni ’60. Poi, dalla fine di quel decennio, e soprattutto dai primi anni ’70, si è avviato il fenomeno del revival, in un contesto socio economico e culturale soggetto a sempre più forti trasformazioni.

Da sempre vi sono gruppi di pasquaroli che vi si impegnano con costanza e gruppi spontanei che la praticano in forma episodica. Ogni anno non si sa se la Pasquella tornerà; la forza della tradizione, la sua vitalità, la sua valenza simbolica sono dati da questo suo straordinario e mai scontato accadere.

La Pasquella ha radici profonde, con questo rito si continua a parlare, nella contemporaneità, una lingua ancestrale in grado di generare fra le persone, attraverso uno scambio di musica-parole-gesti-beni, un atto magico augurale. Naturalmente perché questo accada occorre un atteggiamento di rispetto, perché come ha detto un importante studioso: “folklore è anche preparazione, cultura e coscienza. Essere portatore di folklore significa essere portatore di cultura”. Vorrei che condividessimo questo monito, poiché come esiste la globalizzazione delle merci esiste la globalizzazione dei processi culturali.

Fatta questa premessa possiamo dire che il senso attuale della Pasquella è quella parte del rito che resta a disposizione della libera interpretazione di ciascuno. Credo che per le giovani generazioni trovare ancora oggi nei pressi di casa, aperta questa porta che può portare una dimensione di re-incanto in un mondo disincantato, costituisca un’opportunità che ha dello stupefacente.

La Pasquella è un rito che porta ad azioni inconsuete: entrare nelle case a fare gli auguri guardandoci negli occhi; sancisce, stabilisce, rafforza il legame fra le persone; è capace di riunisce persone che possono avere differenti visioni della vita in un unico atto di fede.

Noi speriamo che questo libro contribuisca a stimolare un interesse sul patrimonio delle nostre tradizioni, poiché solo se c’è interesse può esserci chi se ne prende cura. Le tradizioni sono fatte per essere trasferite alle generazioni future, non per essere mummificate. Praticarle con consapevolezza è il modo migliore per mantenerle vive; conoscere l’alterità di chi ha preceduto può esserci utile ad allargare la visione dei nostri sguardi sul presente”.

Gualtiero Gori

 

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