Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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Se dormi svegliati

Gualtiero. Gori, “Se dormi svegliati. Serenate, canti d’amore, di nozze e balli tradizionali raccolti in Romagna eseguiti da L’Uva Grisa”.  Rimini, Panozzo, 2011. pp. 190 – € 16,00

Brani contenuti nel cd audio allegato:

  1. Aprite la finestra o vago fiore (Io son l’amore)
  2. C’era una ragazzina che mi piace
  3. Alla Mattina quando mi sveglio
  4. Valzer di Aurelio
  5. Elsa tu sei un angelo
  6. Io sento cantare una voce
  7. Manfrina di Sant’Agata Feltria
  8. Mia bella Teresina ti fo la serenata
  9. Io son venuto a farti sta serenata
  10. Serenata di Sant’Agata Feltria
  11. Ecco il Maggio vien di festa
  12. Maggio lirico di Casola Valsenio
  13. Eran le sei
  14. Vanderina di San Giovanni in Marignano
  15. Di nome son chiamata Teresina
  16. Mamma non mi mandar fuori di sera
  17. Permettete o novelli sposi
  18. Scotis di Santa Sofia
  19. Così mangiò la sposa (La cena della Sposa)
  20. Tommasina, Mazurca
  21. Cosa mangiò la sposa? (La cena della Sposa)

 

Recensioni:

Buon compleanno, Uva Grisa! Quest’anno cade il trentesimo anniversario della sua fondazione. Ripercorriamo la sua storia, che è anche storia delle nostre tradizioni

Di Grazia Barberini (Ottopagine per Bellaria Igea Marina – n. 18 – giugno 2011)

Tutto è iniziato nel 1981. Da un anno era stata fondata l’Associazione culturale “Più musica” diretta da Antonio Cavuoto. I suoi incontri avvenivano nella vecchia scuola “Carducci” della Borgata; e fu proprio in quel contesto che presero le mosse quasi in simbiosi sia la Corale, sia il gruppo che di lì a qualche anno avrebbe preso il nome di “Uva grisa”. Nata grazie al lavoro di Gualtiero Gori, Mirco Malferrari, Mario Arlotti e Vittorio della Torre, l’associazione intendeva dar seguito alla necessità di ricercare, conservare e promuovere le tradizioni culturali di un territorio ricco di contenuti, che il teatro avrebbe

poi potuto veicolare secondo il modello fornito da Dario Fo col suo spettacolo “Ci ragiono e canto”, incentrato appunto sulla raccolta di canti popolari interpretati da autentici “portatori” della cultura di origine. Gli spunti principali emergevano anche da altri due elementi concomitanti: il successo del teatro di strada di Santarcangelo di Romagna e la tesi di laurea di Gualtiero Gori intitolata “Quando il mare brucia”, che riportava una folta serie di interviste fatte sul campo a donne e uomini bellariesi per recuperare le loro esperienze di socialità.

È da questo nucleo generativo, quindi, che il gruppo ha preso le mosse, nel tentativo di riallacciare e fare proprio un legame genuino con la comunità culturale locale. E nel 1981, proprio trent’anni fa, avvenne l’esordio con lo spettacolo teatrale di autofinanziamento intitolato “Una serata folkloristica per Bellaria Igea Marina”. L’anno seguente, invece, si sperimentò per la prima volta l’uso di testimonianze dirette con “Ballate, baruffe e marinér”. Nel 1985 va in scena lo spettacolo “Fura chi cheld, drointa chi giazé” (trad.: “Fuori le persone calde, dentro quelle congelate”), secondo un detto che si usava un tempo quando le brigate di giovani si davano il cambio obbligato nelle serate invernali di veglia con le donne e le ragazze. Fu sempre nel

1985 che l’associazione adottò il nome attuale, mutuandolo da un proverbio raccolto da un’anziana bellariese: «Paen e fnoc, refe ad Nadael, chi mangia l’uva grisa muore invelenato» (ovvero «Pane e finocchio, refe di Natale, chi mangia l’uva acerba muore avvelenato »). Il nome calzava a pennello, perché – quasi come una dichiarazione di poetica – indicava ad un tempo il carattere incompiuto e pungente del gruppo. Ma quando si parla dell’Uva Grisa è impossibile non dire due parole sulla “Pasquella”. A Bellaria Igea Marina erano attivi da molti anni due gruppi di Pasquaroli: uno, bellariese, faceva capo a Marco Campana e ad Andrea Berto; l’altro, di Bordonchio, faceva riferimento a Leonardo Neri. Nel 1982 i componenti della futura Uva Grisa decidono di seguire nell’entroterra il gruppo di Berto e Campana per imparare l’arte della Pasquella. L’anno seguente, invece, ci provarono in autonomia. Fu in quell’occasione che si rese necessario dotarsi di una struttura

ben definita, fatta di cantori e suonatori, andando casa per casa, secondo il metodo che l’Uva Grisa utilizza ancora oggi. Il 20 maggio scorso, in occasione dell’apertura della tradizionale “Festa della Borgata”, l’Uva Grisa ha presentato il suo ultimo libro “Se dormi svegliati”, curato da Gultiero Gori e pubblicato da Panozzo Editore. Dopo “La Barcaza” e “La Sucità di marinér” sui canti da osteria del mare, questo volume è dedicato alle serenate e ai canti di corteggiamento, contiene esempi di canti di nozze e del “Cantar Maggio”, il canto rituale di questua eseguito la notte tra il 30 aprile e il 1 maggio che celebra il ritorno della primavera e la fertilità della terra. Le serenate dell’Uva Grisa entrano subito nel cuore, soprattutto nelle situazioni di strada, dove si prestano ad essere cantate ancora in funzione, cioè rivolte direttamente ad alcune donne presenti, recuperando così il loro carattere originario di omaggio galante.