Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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Il Veglione di Sant’Apollonia – E’ Vigliòun dla Pulògna

L’Uva Grisa, Il Veglione di Sant’Apollonia – E’ Vigliòun dla Pulogna

NOTA MUSIC, CD 513, 2004.

Brani contenuti nel cd:

  1. Fremito d’amore, Valzer
  2. Cecilia, Mazurka
  3. La Pula, Polka
  4. Galèt, Valzer
  5. Marsigliesa
  6. Balsimelli, Valzer
  7. Scotis di Premilcuore
  8. Saltarello di Bellaria
  9. Valzer n. 16
  10. Dammi, Fernanda, i tuoi baci!, Valzer lento
  11. Farfalla rossa, One step
  12. Sulle Onde del Mar Rosso, Valzer
  13. Ricordo di Bussecchio, Polka
  14. Vieni!, Valzer lento
  15. Quadriglia – Ballarella
  16. Fuggi fuggi, Galoppo

Totale 50:46

Recensioni

Stefano Zuffi (WORLD MUSICMAGAZINE, settembre ottobre, pag 45.)

Il ricalco della musica tradizionale non sempre dà buoni frutti: talvolta diventa gabbia della creatività, altre volte è ideologica copertura. In questo caso però l’esperienza ormai annosa di ricerca e di riproposta ha fatto sì che l’Uva Grisa proponga due CD di grande freschezza e di ottimo livello esecutivo: registrati quasi interamente dal vivo i due dischi rappresentano la più ampia, documentata e piacevole antologia di musica romagnola mai prodotta (liscio escluso ovviamente). Pregevole anche la scelta di inserire tracce di musicisti tradizionali registrati sul campo che forse rendono l’ascolto meno facile, ma che raccontano pur sempre l’affetto e il legame profondo che questo gruppo ha con la ricerca e la tradizione.

Dario Levanti  (Folkbulletin)

Lo sdolcinato e triviale ballo liscio che da decenni domina incontrastato, con i suoi tentacoli di lustrini e borotalco, la scena della danza popolare italiana (strapotere solo marginalmente intaccato, negli ultimi anni, dagli altrettanto corrosivi ritmi caraibici da villaggio turistico in bassa stagione) vanta – si sa – degli antenati di tutto rispetto, che proprio nella tanto bistrattata Romagna da Carlo Brighi in poi, cioè dalla seconda metà dell’Ottocento fino a Secondo Casadei, seppero scrivere pagine musicali di buon valore, ritmate melodie destinate al ballo ma spesso assai piacevoli anche all’ascolto. Sedici di questi titoli (valzer, polke, mazurke, quadriglie, scotìs, saltarelli ecc.) sono stati reinterpretati da L’Uva Grisa, formazione bellariese guidata da Gualtiero Gori, di cui ci siamo occupati recentemente in occasione dell’uscita di un altro loro lavoro discografico, “Alzati su belìn che il giorno è chiaro” incentrato sul canto. Rimandando a quella recensione (cfr. FB 4/04) per le note di presentazione sul gruppo, dedichiamo un po’ di spazio al contenuto di questo disco, che deve il suo titolo alla più importante festività popolare e religiosa di Bellaria-Igea Marina, quella patronale di Sant’Apollonia, occasione passata e presente (grazie al recupero effettuato proprio da L’Uva Grisa) di grandi feste da ballo. Si tratta di brani, ovviamente tutti ballabili, provenienti dal repertorio di Francesco Venturelli (1908-1982), violinista popolare e padre di Mario, componente della formazione romagnola e anch’egli violinista, risalenti agli anni Venti e Trenta. Alcune registrazioni sono d’epoca, effettuate negli anni Settanta, e vanno a impreziosire una raccolta divertente e significativa, cui non manca quell’alone di malinconia che – dietro l’allegria di facciata il ballo romagnolo di buon gusto reca sempre con sé.