Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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Pasquella 2020

Alessandra Mariani

af258db0-527d-4551-8c03-8e8242682501Buongiorno a tutti, vorrei ringraziarvi per l’esperienza di ieri, per me la prima “Pasquella in trasferta” come mi pare l’abbia definita Domenico. Grazie perché è stata coinvolgente ed emozionante. Perché mi sono divertita e commossa. Grazie perché, mentre tutti rumoreggiano sull’individuo, portate avanti questa specie di esperimento sociale che parla di vita di comunità. Un abbraccio sincero.

 

Anita Bernardi

85fccf97-0f75-4c48-8f71-556aa511f747Sono esperienze vere non virtuali… Abbiamo fame di questo genere di relazioni,comunque un altra volta non mi fregate [alla Pasquella in trasferta] vengo anch’io.

 

Pasquella a Massa foto amedeo santolini

Sulla Pasquella, di Vincenzo Dall’Arno

Sono trascorsi diversi giorni dalla Pasquella. Siamo tornati alla nostra vita quotidiana e a un continuo confronto con momenti e tensioni che ci allontanano dalla serenità. Eppure nel mio animo, come un’onda lunga, è rimasta traccia di quella rievocazione e dell’ambiente in cui si è realizzata. Quando abbiamo lasciato l’ultima casa, la Bigotta, per rientrare abbiamo percorso, nella notte, una strada che pareva perdersi nel bosco. Giù nella valle, le luci di San Piero in Bagno erano come un ceffone improvviso che ci risvegliava da un sogno. Quei lunghi chilometri sono stati l’attraversamento di un tunnel  spazio-temporale che, nell’immaginazione, collegava a ritroso un mondo perso nell’antica memoria con un altro, quello moderno. La montagna, complice la conformazione e la tipologia degli ambienti, è rimasta, qua e là forziere di una cultura legata alle radici, se pur in modi diversi. In quelle terre le persone perpetuano uno stile di vita affine, per molti versi, a quello del passato, e i casolari sparsi in luoghi ancora solitari ne sono testimonianza.

La Pasquella non è solo rievocazione, è incontro. È condivisione con  un’umanità “lontana”, che vive fuori dai luoghi noti alla massa e radicata in una geografia che ne scandisce i ritmi di vita e ne plasma il carattere. È anche un viaggio interiore, quello che si svolge, poiché il paesaggio è sempre specchio dell’anima e l’anima si rispecchia nel paesaggio. La Pasquella nasce dal bisogno più antico dell’uomo, in continua lotta per l’esistenza, di essere protetto dalle potenze avverse. Dopo le strofe di entrata, abbiamo accesso alla casa. Quale emozione, quale suggestione avverto ascoltando i canti polifonici senza accompagnamento musicale! Una coralità che travalica i muri, in perfetta simbiosi con quei luoghi. Dopo il congedo dalla famiglia si riprende il cammino, per incontrare un altro gruppo di case, dove siamo attesi; davanti casa una tavola imbandita con vino e dolciumi da un’anziana e linda signora, nei cui occhi riluce  il ricordo della giovinezza allorché le si dedica una serenata. Entriamo nelle case , che sono aree vulnerabili. L’iniziale imbarazzo o una punta di diffidenza cedono il passo all’accoglienza calda e generosa dei proprietari. In quell’ambiente l’arredo e le suppellettili parlano di chi ci vive; le battute si moltiplicano come pure i canti e la condivisione di prelibatezze. Dopo le strofe di rito, coinvolgiamo le persone nel ballo, in un clima di familiarità. Quella presa è un abbraccio, è scambio e prova di una presenza. Entriamo anche in case dove dimora la sofferenza; incontriamo persone per le quali i giorni erano ormai tutti uguali, scanditi dalla fatica e dalla rassegnazione e la sorpresa del nostro arrivo interrompe la sequenza monotona delle ore, portando un po’ di allegria.

Intanto il sole sta scendendo all’orizzonte. L’imbrunire lentamente avvolge il paesaggio, mentre nel silenzio la campana scandisce i rintocchi del vespro. Ci si guarda attorno alla ricerca di abitazioni cui proporre la Pasquella. Qualche giovane del luogo ci guarda con aria curiosa ed interrogativa, vedendo le nostre capparelle e gli strumenti musicali. Sui vecchi portoni si alternano date e simboli antichi. Alcuni forse appartenuti a potenti casati, altri, come il segno solare della rosa, di origine pagana,  propiziatori di fecondità. Del resto, di origine pagana è anche la Pasquella, “tutti gli anni sempre quella”. “Buon Anno Nuovo e buona Pasquella”!

 

 

Foto Lucia Mazzotti

Foto Lucia Mazzotti

Stregata dalla Pasquella, di Barbara Lucchi

È come una trepidante attesa dell’arrivo dei Re Magi, ma basta guardare dalla finestra della cucina verso Balze ed ecco che l’attesa non ci inganna. Una colonna (o carovana?) di auto che si muovono in modo sinuoso lungo il crinale scompare dietro un rilievo poi lampeggia più avanti con un gran luccichio dei fanali. Pochi minuti e i suoni già scaldano l’aria gelida dell’aia. Entrano uno alla volta con le capparelle scure e sotto i cappelli a larghe falde si svelano i volti familiari e sorridenti dei suonatori e dei ballerini de L’Uva Grisa che concludono qui, nella fattoria “La Bigotta”, la spedizione della Pasquella. Siamo a circa 1000 metri sul livello del mare.Fuori il buio e il gelo, dentro la fattoria il calore accogliente dell’ospitalità, dei suoni di violino, cornamusa, fisarmonica, chitarra, delle voci e dei cori. Le cante sono artefici di emozioni, liberano qualcosa che è dentro di noi, sprigionano ilarità, malinconia, soavità, spensieratezza…in infinite sfumature.Si gode la gioia di questa festa a conclusione delle vacanze natalizie riscoprendo la voglia di cantare, battere le mani e fare qualche passo di danza.È uno spazio sospeso nel tempo dove l’antico rito della Pasquella rivive in modo autentico in questa accogliente e laboriosa fattoria di Casteldelci nel cuore dell’Appennino.E in questo antico rito protagonista è anche lei: la ricca tavola ovviamente toscaneggiante offerta a cantori, suonatori, ballerini e amici.Grande Pasquella 2020 a casa della famiglia Nuti! (La Bigotta di Casteldelci, 6 gennaio 2020).