Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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Pasquella 2012 di Ermanna Scarcello

PASQUELLA 2012

di Ermanna Scarcello

 

Perché non so fare la cronaca? No, meglio dire che non mi va. Sarebbe facile, ho insegnato per anni ai bambini la famosa regola delle cinque W (  regola aurea dello stile giornalistico anglosassone per chi non lo sapesse)!

WHO (Chi ?)  L’UVA GRISA e …finalmente questa volta ci sono anch’io( informazione non necessaria per la regola)!

WHAT (Cosa?)  LA PASQUELLA: Canto augurale dell’Epifania ( non mi dilungo, la regola serve a sintetizzare al massimo le informazioni importanti).

WHEN (Quando?) il 5 e il 6 gennaio

WHERE (Dove?)(Sintetizzo al massimo): per monti e valli.

WHY (Perché?)Per portare il nostro canto augurale di casa in casa.

Ecco fatto. Facile così superare la famosa”sindrome del foglio bianco”! Sì, l’impalcatura è sempre uguale, potrei riempirla ancora di tante informazioni e andrebbe bene per ogni PASQUELLA, passata e futura.

Però, provate ad applicare le particelle inglesi WHO, WHAT, WHEN, WHERE WHY a

“Andareme da Parsote,

l’ha un salem c’ul da ma tote,

l’ha un salem che toca tera,

viva viva la pasquela

E dove infilo l’entusiasmo della partenza, le sensazioni e le emozioni nuove, il sapore mai identico della sorpresa, la stanchezza ricca della sera?

No, la cronaca proprio non mi piace, sono solo le sensazioni, le emozioni, magari sconclusionate, magari alla rinfusa, che tornano a galla.

 

5 gennaio- Bellaria Igea Marina

La Conny. Tedesca dai capelli alla punta dei piedi. Hitler, la definiva Sergio, imitando i baffoni del Fuhrer,

e tutti si chiedevano come avesse fatto a passare da un Sud caldo e caotico a un Nord freddo e razionale.

La Conny ha voluto la Pasquella, ci ha offerto  dolci e salame,  ha accolto in casa tanta gente,  con  loro ci ha seguiti da Emma. La Conny si è immersa nella tradizione romagnola!

Bramante e il suo acufene. La musica, il frastuono, le voci fanno male alle sue orecchie…ma alla Pasquella non avrebbe mai e poi mai rinunciato!

Il papà di Patrizia! Ho ancora la sua dolcezza dentro! Ha aiutato la moglie a preparare i dolci “le pesche” e per l’occasione ha accettato di togliere il pigiama.  Se l’emozione e la difficoltà nel parlare non glielo avessero impedito, cosa ci avrebbe detto?

Beh, comunque bisogna dire che una bella accoglienza era prevista: tutte le case in cui siamo entrati avevano richiesto la Pasquella!  La vera sfida è domani.

 

6 gennaio Ponte e Messa

Inizio con un fatto di cronaca.

Al forno ci rimpinziamo senza ritegno di spianata buonissima e mortadella. Abbiamo paura che non ci accoglieranno nelle case? Si chiede Katia. Intanto ci facciamo “una base”( nello stomaco s’intende!) è l’attenuante di Julco.

Gente di poca fede!

Per tutta la giornata ci offrono di tutto e di più e abbiamo anche il coraggio di concludere con una super-cena. Pochi non ci offrono nulla, ma è solo perché non conoscono la tradizione ( figurarsi  quanto mangeremmo se tornassimo l’anno prossimo!)

La tradizione la ricorda  bene una fragile signora in carrozzella, che il figlio  porta sulla soglia di casa ad ascoltarci. Lui  osserva le sue reazioni, e,commosso,  sbatte continuamente  le ciglia per impedirsi il pianto. Ha fatto alla sua mamma uno splendido regalo inaspettato.

Emozione e allegria si fondono. Balliamo e cantiamo in un grande cortile e un cane enorme gira eccitato in mezzo a noi saltandoci addosso( siamo eccitati anche noi, perché è qui che cominciano gli stornelli degenerati); un signore al circolo invita   Katia a ballare un walzer: bretelloni che gli sostengono i pantaloni, rigido e compito, sembra Alberto Sordi nel film “Bello, onesto, emigrato in Australia, sposerebbe compaesana illibata”

E alla chiesetta di Casteldelci mi viene voglia di chiamare casa: perchè non raccontare alla mia mammina, tanto religiosa( bigotta direi), i nostri canti dal prete? So di farla molto felice!

-Mamma, abbiamo cantato e ballato davanti a una chiesetta…

Non aspetto la sua osservazione scandalizzata – No, mamma, erano canti di Natale, erano canti augurali! Il prete ci ha invitati in canonica, ci ha offerto il vino che si beve nella Santa Messa; pensa, ci ha invitati a credere, poi con lui abbiamo persino recitato l’Ave Maria..

Non le  racconto del merlo impertinente che chiude ogni strofa con il suo grido; non le  racconto del tentativo di Gianni di intonare qualcosa di sacrilego; non le  racconto di quanto VINO SACRO abbiamo bevuto.

E ancora le voglio raccontare  una delle più belle emozioni della giornata, la Pasquella  alla “Bigotta”.

-Sembrava di essere entrati in una  grande famiglia patriarcale; l’affetto, le attenzioni, il calore passavano dalle vecchiette sedute agli adulti, ai giovani, ai giovanissimi. Una nonna rideva e batteva le mani ai canti, l’altra sorrideva ricordando; il nonno  annuiva, ora silenzioso, ora con qualche battuta ironica. Intanto figli e nipoti ci deliziavano con salsicce matte e non.

E’ stato così ricco l’incontro( lo leggo negli occhi di tutti) che ritornare indietro sulla strada piena di ghiaccio e neve mi fa meno paura: un po’ di brivido per qualche sbandata, ma ne vale proprio la pena!

Le ore continuano a scorrere tra emozioni che si rinnovano, entusiasmo che ancora non si lascia vincere dalla stanchezza e… nuove emozioni .

La voce tonante di Domenico che annuncia la Pasquella  quest’anno è preceduta da un ricordo lontano, una  magia insolita e invitante,  : il suono suggestivo  delle cornamuse!

Le ballerine cantano! Chi  tra noi ha dovuto ricredersi? Il canto, sempre più sicuro, è diventato subito parte integrante della Pasquella, una nota dolce, bellissima, di cui non si potrà più fare a meno.

E gli stornelli ?

 Scritti,

per la Pasquella  preparati,

ma  mai memorizzati, 

poi ( per il vino?)

sulle ballerine  degenerati.

Bene, allora  ballerine, sulla scia  del successo, che certamente il prossimo anno ci vedrà con i mantelli e i cappelli a  primeggiare, pensiamo  anche noi agli stornelli !

Stornelli degenerati tipo:

Per Gualtiero

Ora col vino te la suoni e te la canti

Ma di c…… ne dici proprio tante.

Per Mirco

Ora le tue orecchie sono ghiacciate

E gli stornelli li hai dimenticati.

Per Pierluigi

Cantano pure le ballerine!?!

Per voi maschi è proprio la fine.

Per Yulco ( a dire il vero lui non ha infierito)

Certo il vino le tue dita scioglie

Ma poi a casa ci penserà tua moglie.

Per Gianni

Tra le ballerine non cercar befane

Perché neanche un capello ti rimane.

Buon Anno e se sabato sera vi va di fare la solita cena calabrese, fatemelo sapere.