Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

Warning: fread(): Length parameter must be greater than 0 in /web/htdocs/www.uvagrisa.it/home/wp-content/themes/uvagrisa/template/header.php on line 33
Visitatore n.

Pasquella 2011 di Domenico Bartoli

Pasquella 2011

di

Dmenico Bartoli

 

Su brindiamo amici al vino

Forse davvero non ha più senso che m’intestardisca a scrivere le mie impressioni in dialetto, tanto poi devo necessariamente tradurle in lingua se voglio che qualcuno si fermi a leggerle. Se poi qualche espressione gergale in dialetto mi verrà fuori in qua e in là, un sarà pó la mòrta de’ mònd.

Questa volta si va a fare la Pasquella a Bellaria con l’intento d’incontrarci con le “nuove leve” di pasquaroli, cioè a dire il gruppo dei giovani che fa capo a Mosè e Gianmaria della zona di Igea, ma con loro l’appuntamento è per stasera alle sette.

Questa volta ha prevalso il buon senso e si parte dal Centro Congressi verso le quattro.

del pomeriggio, ma il percorso che dovremo fare è stato capovolto. Ci dirigiamo verso la casa della Gemma e se non dimentico qualcuno, siamo questi:

Gualtiero e Angela, Julko e la figlia Stefania, Pierluigi e Lorella, Mirco, Nino, Domenico, Roberto e Giorgia, Dianella, Aldo e Grazia, Leonardo, Irene e due persone provenienti dalle Marche, padre e figlio. La presenza della Stefania è in funzione di una puntuale documentazione della Pasquella, ma non posso fare a meno di notare la sua bella presenza sottolineata da un’elegante “capparella” ed un delizioso cappellino che fa concorrenza a quello del padre.

Dalla Gemma, come al solito, ci aspetta un nutrito gruppo di persone che conosciamo bene, nonché un ben assortito buffet, a cui noi non manchiamo mai di fare onore e sempre un bel camino acceso, che a me fa particolarmente piacere dato che soffro ( come dicono i medici ) di un difetto di “micro circolazione periferica”, insomma ho sempre freddo ai piedi e alle mani. Sì, ma questo non interessa a nessuno, mentre può forse interessare, per la cronaca, che il gruppo dell’Uva Grisa, oltre alle solite strofe della Pasquella e alle danze, gratifica la Gemma e i suoi amici di una serie di stornelli mutuati dal gruppo di pasqualotti dell’Alto Savio guidati da “Ginestrone”. Si tratta della prima volta che ci cimentiamo con gli stornelli durante la Pasquella e in prevalenza ci si affida alle strofe dello stesso Ginestrone, trascritte in varie copie. Ci sono stati anche timidi tentativi d’improvvisazione legati al contesto (e in fondo proprio questo dovrebbe essere lo spirito con il quale eseguirli), ma non è che abbiamo brillato per vivacità.

Il nostro percorso all’interno della Borgata Vecchia, procede senza grosse emozioni, anche se quasi tutti ci aprono la porta e fanno offerte. Il calore dell’accoglienza in casa dell’Andretta con il marito che ci ha tagliato un salame intero, meritava però la bellissima esecuzione del canto “  Mia madre l’è una contessa “ da parte della Lorella. La presenza dell’Irene all’interno  del gruppo è sempre contrassegnata da una notevole vivacità, perché è capace di entrare facilmente in contatto con tutti e, inoltre, si preoccupa di prendere nota di tutto quello che la colpisce durante il percorso.

Ad un certo punto il carretto che ci segue ormai da diversi anni per la raccolta delle offerte è strapieno e Nino non riesce davvero più a trascinarlo, per cui provvediamo a svuotarlo, ma siamo ormai al momento del previsto incontro con i giovani del gruppo Pasqualotti di Casetta e le telefonate per ritrovarsi si succedono, mentre i due delle Marche ci hanno già salutato.

Sulla piazza centrale di Bellaria intercettiamo Mosè con la sua fisarmonica ed ecco che avviene l’impatto con questo gruppone di giovani (sono veramente tanti, forse più di trenta) che, guidati da Gianmaria, danno sfogo a tutta la loro esuberanza cantando la Pasquella davanti al bar della stazione, in un frastuono di voci che ci disorienta. Si tenta di mischiarci per cantare assieme a loro, ma ho subito l’impressione che veniamo letteralmente sovrastati dai loro cori, che non si limitano ad eseguire la Pasquella, ma che propongono altri canti del repertorio da osteria di quelli più spinti, sottolineati in maniera secondo me eccessiva, da parte di Gianmaria, al quale va riconosciuta, comunque, una straordinaria capacità mimico-espressiva, che trascina tutto il gruppo.

Assieme a loro procediamo fermandoci in altri due bar, ma alla fine, quando poi ci lasciamo, ho come l’impressione di ravvisare in questo gruppo, come un fiume in piena che tutto travolge dove passa, ma che poi ha bisogno di essere un minimo regolamentato, magari attraverso dei consigli che possano aiutarli ad evitare di fare scelte di cattivo gusto per quanto riguarda il loro repertorio da osteria. Lungi da me l’idea di atteggiarmi a moralista, ma penso che ci possa essere osteria ed osteria e, alla fine, penso che ne guadagnerebbe tutto il gruppo.

Adesso, sono quasi le dieci di sera, io mi ritrovo ancora una volta con i piedi gelati e, mentre assieme a Nino mi sto preoccupando per la partenza di domani mattina alle otto e mezzo, avverto già i segni di un notevole calo della voce e dovremmo passare ancora dalla Patrizia per poi fermarci alle dieci e mezzo da Gianola a fare baracca.

Io e Nino allora decidiamo di tornare a casa e ci fermiamo solo un quarto d’ora sotto la casa di Adriano, che ci fa entrare, ma che preferisce che non insistiamo coi canti per qualche problema di carattere famigliare. “ Dai, dai, Nino che adès andèmm a durmì se no quést i è bòun ad fè l’una pas mezanòta e dmatèina bsògna partì prèst.”

 

 Ancora nell’Alto Savio

Ho appena finito di far colazione e, riaccendendo il cellulare, ricevo la comunicazione che la partenza da Rimini Nord è stata posticipata alle undici.

Come al solito passa a prendermi Nino e come al solito siamo i primi ad arrivare, ma al sopraggiungere degli altri ci arriva anche la brutta notizia del ricovero di Lorella nel reparto di Cardiologia dell’ospedale di Cesena. Non è un buon viatico, ma sembra che non si tratti di niente di grave, anche se verrà trattenuta in ospedale sotto osservazione. Naturalmente dovremo fare a meno dell’importante presenza di Lorella e Pierluigi, ma cominciamo a contarci. Non c’è più con noi la Stefania, ma vedo con piacere per la prima volta con noi e munito di capparella e cappello, Lorenzo Scarponi, personaggio che segue il nostro gruppo da parecchi anni e che da poco abbiamo scoperto come autore di versi in dialetto romagnolo di buona levatura. Poi assieme a Gualtiero e Angela c’è Julko ( Séinza Julko che Pasquèla ch’ l’è ?), quindi io, Nino, Mirco e Catia, Roberto e Giorgia, Dianella, Aldo e Grazia, Silvia, Giuseppe,  e ancora l’Irene. Arrivati a Quarto ci raggiungono Gianni, Vincenzo e Concetta e infine Rosa, anche lei per la prima volta con noi durante la Pasquella, ma che fa parte dell’ “entourage” del nostro gruppo già da diversi anni.

Quali strade prenderemo oggi e quante nuove sorprese ci riserverà il nostro peregrinare ? E dov’è Ivan, la nostra guida degli ultimi due anni alla scoperta degli sperduti casolari dell’Alto Savio ? Purtroppo suo padre sta male ed ha bisogno di essere assistito, così Gianni (suo cognato) lo sostituisce e ci propone di ripercorrere l’itinerario di due anni fa. Se non c’è alternativa, andiamo pure, ma tornare nelle stesse case visitate da poco tempo mi lascia un po’ interdetto. Si tratta già del secondo ostacolo sul nostro cammino, per cui cerco d’interpellare Nino come se fosse un oracolo. “ Nino, u n’è che stamatèina quant t zi scap da t chèsa u t’abia travarsèt la strèda un gat nir, par chès ? Perché mè quant a so stèt só de’ lèt u m baléva l’òtch drétt e quést l’è dó ségn pòch bèll !! “

La sua risposta, però, allontana qualsiasi dubbio.

“ Domenico, non stare a rompere il cazzo con le tue paranoie e invece vediamo di partire e di trovare al più presto  qualcosa da mettere sotto i denti, chè mi è venuta fame. “

Non voglio insistere più di tanto con questi miei atteggiamenti pregiudiziali e, come due anni fa, cominciamo nel bar proprio sulla strada, dove Aldo e Grazia sono già entrati per fare colazione anticipandoci. Sono le 12,30 e con due organetti a disposizione ( Mirco e Gianni ) non dovremmo aver problemi come suonatori. Anche qui sperimentiamo gli stornelli di Ginestrone e almeno ci riscaldiamo e prendiamo un caffè.

Chissà se sarà ancora viva la vecchietta che due anni fa aveva compiuto novantanove anni ? Mirco e Gianni si danno da fare con i loro strumenti, ma dietro la finestra non si vede nessuno. La cosa più probabile è che sia morta, sicchè procediamo e ci fermiamo davanti alla casa dove ci aveva aperto la porta una signora bionda, che non è italiana. Noi, come al solito, insistiamo con i canti e ad un certo punto si affaccia anche il marito che c’invita ad entrare. Si tratta di una coppia di rumeni che, anche se non conoscono le nostre tradizioni, ci riservano una buona accoglienza e ci offrono da bere. Secondo il rito ortodosso loro festeggiano oggi San Giovanni Apostolo, ma Gualtiero vorrebbe che la signora ci facesse ascoltare un canto della loro tradizione natalizia. Lei ci prova, ma un po’ per l’emozione, un po’ per la voce rovinata dal fumo, non ce la fa. Auguri e “ogni bene il ciel vi dia”.

Ecco, adesso proviamo a suonare sotto questa palazzina INA-CASA con sei appartamenti. Sono circa le 13,20 e forse qualcosa ancora sulla tavola ci sarà rimasto.

Un po’ alla volta si affacciano sui balconi quasi tutti e, guarda un po’, fra questi c’è anche una donna che proprio ieri è passata anche lei con un gruppo a cantare la Pasquella, per cui ci ascolta con attenzione. Cantiamo, balliamo e rimediamo offerte di vino e denaro, con l’aggiunta di un dolce al cioccolato che almeno riesce un po’ a calmare il brontolio allo stomaco che molti di noi avvertono.

La palazzina vicino alla chiesa sotto alla quale due anni fa riuscimmo ad ottenere delle offerte, quest’anno sembra disabitata e dopo aver insistito un po’, ci dirigiamo verso il Ristorante del Lago, entrando almeno a riscaldarci. Nella sala da pranzo riusciamo ad intrufolarci e in men che non si dica coinvolgiamo la maggior parte dei presenti, facendoli ballare un valzer. Non sono del posto e sembrano molto divertiti dalla nostra “performance “. Salutiamo e andiamo via, Buona Pasqua Epifania …

Ecco, adesso non possiamo fare a meno di crearci delle aspettative, ricordando la straordinaria accoglienza della famiglia che due anni fa ci fece entrare mentre stavano finendo di mangiare in questa casa accanto al ristorante, ma rimaniamo delusi perché non vi troviamo più nessuno. E nemmeno l’anziana signora col figlio musicista, che pure due anni fa ci colmò di offerte, ci fa entrare : ha l’influenza e ci consiglia di stare lontani altrimenti ce l’attacca. Ma ecco il piacevole imprevisto : nell’appartamento sotto di lei vediamo affacciarsi alla finestra una deliziosa bimba di colore con i genitori e anche a loro facciamo omaggio dei nostri canti ricevendo in cambio una bottiglia di spumante, così nel nostro peregrinare potremo sempre dire che con la nostra Pasquella siamo entrati in contatto anche con una famiglia di migranti provenienti dallo stato del BURKINA FASO. La grande marea che si sta muovendo sempre di più dal continente africano verso l’Occidente, a me sembra proprio inarrestabile e in fondo mi sembra anche giusto : noi occidentali, dopo aver depredato per troppi anni l’Africa, ora non possiamo far finta di non vedere che milioni dei suoi figli stanno letteralmente morendo di fame. E’ nostro sacrosanto dovere accoglierli ed aiutarli a sopravvivere, checché ne dicano quelli della Lega Nord.

In questa casa però due anni fa non ci siamo passati : suoniamo. Prima il figlio sui diciotto anni e poi la madre, si fanno sulla porta e ascoltano i nostri canti, ma non c’invitano ad entrare. Il freddo continua a farsi sentire e torniamo tutti alle macchine per ripartire verso sentieri già battuti, quando, passando davanti alla prima casa del borgo, ci accorgiamo che dietro la finestra è tornata la vecchietta centenaria. E allora via con i canti e con i cori, mentre Mirco e Gianni vanno in “gazoia” perché hanno intravisto la “badante”, giovane ed avvenente. Ecco che cosa andavano cercando i nostri due cantori : non la vecchina centenaria, ma il sorriso e gli occhi belli della badante ucraina ! Noi, però, innalziamo i nostri canti augurali con tutto l’entusiasmo possibile, proprio perché la signora di anni ne ha compiuti 101 !!! Salute !!!

Non lo so, adesso, che cosa ci aspetterà prendendo la strada che ci riporta verso il gruppetto di case denominato MASSA RE, ma è come se si fosse un po’ tutti condizionati dalla consapevolezza del “già visto”. Ci fermiamo alle prime case e sulla porta della prima ecco uscir fuori l’ ”artista”. Come non sapete chi è ? Ma via, dai, è il pittore-scultore Franco Ruscelli, quello che l’hanno scorso ci venne a chiamare per farci entrare e cantare la Pasquella dentro la sua piccola casa. Oggi, però, zoppica vistosamente ed è un po’ abbattuto per una serie di problemi fisici, lamentando anche il fatto di essere momentaneamente sprovvisto di contanti per farci la sua offerta. Noi non andiamo cercando necessariamente denaro, ma lui, del resto come fece anche due anni fa, c’invita ad entrare e a scegliere una delle sue opere d’arte come offerta. Gli cantiamo ancora una volta “Bella ciao”, ma lui non si accontenta di unirsi a noi per cantare, ma estrae il suo “cellulare” e con quello riprende il canto della Pasquella, promettendoci d’inserire parte delle riprese su “ YOU TUBE “.

Con il languorino di stomaco che avvertiamo un po’ tutti, a questo punto ci vorrebbe proprio la tavola imbandita della Gemma, ma finora si può dire che si è solo bevuto e la “Giuditta” è ancora lontana …

Vedo Nino un po’ afflitto per questo digiuno prolungato e cerco di consolarlo.

“ Tèin bòta, Nino che fórsi pió ‘vènti a truvarémm chicòsa da magnè s’ a n fèmm la gata prèima. “

Nessuno risponde alle nostre scampanellate nella casa accanto, dove due anni fa marito e moglie ci accolsero festosamente e non risponde nessuno nemmeno nella casa accanto nonostante abbiano lasciato le chiavi nella porta. Vediamo subito in lontananza la chiesetta abbandonata con i due coniugi svizzeri che abitavano la canonica e decidiamo di dirigerci là a piedi, sperando di trovarli. Nemmeno a farlo apposta troviamo proprio la moglie Jolanda sul sagrato, che appena ci riconosce ci saluta festosamente e c’invita ad entrare. Ci vengono incontro almeno quattro cani che ci fanno festa, anziché respingerci e dentro ritroviamo il marito Bruno, anche lui  contento del nostro arrivo. Con i piedi e le mani gelati mi precipito ad occupare un posticino vicino alla stufa monumentale situata accanto al camino e di lì non mi muovo. Jolanda, col suo viso rubizzo e il suo italiano stentato si attiva subito per riscaldarci lo stomaco con una serie di tisane veramente eccellenti, mentre Bruno scende in cantina per offrirci del vino. Oltre ai quattro cani, in casa stazionano anche nove gatti che si distribuiscono nelle varie stanze e uno di questi lo sentiamo lamentarsi in continuazione, ma non è il lamento tipico dei gatti in amore (si dice pure che quando due amoreggiano “ I va in gattégna ! “ ), no : si tratta di una gatta di ben ventitrè anni molto malata, dice la Jolanda. Prima di congedarci da questa simpatica coppia di svizzeri trapiantati in questo posto sperduto, Gualtiero chiede a Lorenzo di dedicare una delle sue poesie in dialetto alla padrona di casa e lui non si fa pregare. La poesia è bella e la mimica espressiva di Lorenzo efficace, ma è un chiedere troppo ad una cittadina svizzera, così lui gliela traduce con garbo e lentezza, per cui alla fine sembra proprio che ne abbia compreso il significato.

Prima di andar via si sprecano le foto di gruppo davanti all’ingresso e intanto io chiedo a Gianni se non sia il caso di avvisare il ristorante dove andremo a mangiare.

Secondo lui non è necessario avvisare e poi suggerisce di andare, questa volta, non più dalla Giuditta, ma al ristorante “ La boscaiola “, dove si mangia forse meglio.

A questo punto rimarrebbero le ultime case di MASSA RE da visitare e noi ci avviamo ancora a piedi mentre calano le prime ombre della sera. Saranno circa le

16,30 e in questa casa due anni fa ci accolse con grande ospitalità una signora, ma ora nessun segno di vita. Nella casa vicina si affaccia una ragazza sui sedici-diciotto anni e con i capelli dalle tinte vistose, ma dopo averci ben ascoltato se ne torna dentro salutandoci. Le cose non possono essere sempre come ce le immaginiamo, così torniamo sui nostri passi, ma Gianni si accorge di una finestra illuminata e noi subito ci diam da fare. Si affacciano sulla porta prima una bambina e poi la madre, poi anche il marito e un’altra figlia più piccola. Ma come fa questa coppia ancora così giovane con questi bambini in un posto così isolato? Il vino che ci offrono, comunque, è molto buono e noi ringraziamo e andiamo via.

Nino si preoccupa di telefonare ai nostri amici di Acquapartita che vogliono unirsi al nostro gruppo, per avvisarli che non ci fermeremo dalla Giuditta e intanto, sotto una leggera pioggerellina che speriamo non si trasformi in neve, ci avviamo lentamente con le nostre auto verso RIOFREDDO, dove, secondo le intenzioni di Gianni si possono visitare diverse case.

Manca poco alle 18,30 quando arriviamo davanti al ristorante “ La boscaiola “ e non c’è dubbio che tutti non vedono l’ora di sedersi attorno ad una tavola per rifocillarsi.

Ma ecco l’imprevisto : nel ristorante non hanno problemi a prepararci qualcosa di buono, anche se non abbiamo avvisato, ma ci dicono decisamente che non vogliono che ci mettiamo a cantare, perché sul posto si è verificata una morte improvvisa che ha scosso un po’ tutti. Che fare ? Proviamo subito a sentire con la Giuditta, ma anche nel loro locale non vogliono che si canti questa sera. Dopo un breve conciliabolo si decide di andare all’agriturismo INCISA, dove Gianni è già stato e dove si mangia bene. Nemmeno a farlo apposta il ristorante in questione è proprio a due passi da Aquapartita e io e Nino lo comunichiamo ai nostri amici, che ci raggiungono poco dopo il nostro arrivo. Si tratta, a mio avviso, di un vecchio casolare di campagna ristrutturato sapientemente su tre piani, con una buona capienza, ma adesso via con i cori, dopodichè mi sa tanto che finiremo per abbuffarci, perché quasi tutti sono in crisi d’astinenza. Mentre stiamo cantando, un vassoio con vari pezzi di formaggio viene preso d’assalto da un gruppo di nostre pie donne e fatto sparire in un lampo, ma con grande “nonchalance”.

“ Mu mè, Nino, quèsta la m pèr fèma s’ a n mi sbaj ! Tè chi t dic ? “

“ No – risponde Nino con tono flemmatico –  si tratta solo di sano appetito … “

Ma un pezzo di formaggio, nel frattempo, l’ha rimediato anche lui e intanto tutti scendono al piano inferiore dove si stanno apparecchiando i tavoli.

Adesso sarebbe facile lasciarsi andare ad una descrizione accurata delle varie cibarie su cui ognuno di noi si è quasi avventato, ma non è facile controllarsi dopo un digiuno che andava avanti da questa mattina. Lasciando da parte i vari antipasti a base di affettati e crostini, supportati da uno squisito stufato di fagioli ai funghi, i due primi ( ravioli alle patate con funghi e pappardelle al sugo di cinghiale ) erano veramente squisiti, ma ne avevano servito una tale quantità che le pappardelle rimangono in due fiamminghe. E poi carne in umido e arrosto a volontà con vari contorni, il tutto annaffiato da un buon sangiovese, che a ben vedere piace non solo a Julko. Io mi ritrovo quasi completamente sfiatato, ma la voce (e che voce !) non manca certo a Gianni che ci intrattiene con tutta una serie di canti che allietano e conciliano anche la digestione. Anche Mirco e Gualtiero cantano alcuni brani, ma chi tiene banco questa sera è senz’altro Gianni e a lui si unisce con una vocina fievole, ma aggraziata, anche Rosa, che io sento cantare per la prima volta in questa occasione. Certo mi mancano molto le voci di Pierluigi, Lorella e Lucia, ma conosciamo già tutti i motivi della loro non presenza. Una piacevole novità sono state le poesie di Lorenzo che anche i nostri amici hanno apprezzato e che lui indubbiamente sa declamare con notevole efficacia. Ricordiamoci che oltre a quelle che ha già pubblicato, ne tiene ancora un buon numero nel cassetto e sono certo che non mancherà di farcele conoscere. In effetti si tratta di una vera scoperta e sono certo che non mancherà occasione perché possa essere maggiormente conosciuto.

E alla fine della giornata che dire sul futuro della nostra Pasquella “in trasferta” ?

Non lo so, anch’io mi sono lasciato tentare dalla bontà del cibo e mi sa tanto che la mia digestione non sarà facile, ma per quanto riguarda il prossimo anno penso che dovremo forse abbandonare la zona dell’Alto Savio. Chi vivrà vedrà e intanto via di nuovo in macchina per scendere verso la riviera. Buon Anno a tutti!