Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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Visitatore n.

Pasquella 2010 di Nino Montanari.

PASQUELLA 2010

di Nino Montanari

Ivan il terribile ha colpito ancora. Ha guidato con perizia le truppe armate di chitarre, violino, fisarmonica, voci ben armonizzate e sonagli vari, su per impervi greppi, alla conquista degli ultimi bastioni di una favola antica che non deve morire. La prima tappa è per rifocillarci prima di compiere la grande impresa, al Ristorante “La Pièda”. Tutti mettono qualcosa sotto i denti. Solo Aldo vorrebbe farsi fuori da subito un primo, un secondo e un terzo piatto. Poco oltre le 11 siamo comunque pronti a partire. Noi ci siamo quasi tutti (mancano solo Mirco e Catia che ci raggiungeranno nel pomeriggio), con la novità che quest’anno sono state assoldate  milizie fresche (Irene, Leonardo e Leo) che non vedono l’ora di  dimostrare tutto il loro valore.

Tappa n. 1: serra

Continua a cadere neve frammista a pioggia. L’acqua entra negli scarponi dei più sprovveduti, ma Gualtiero non ha paura. Lui si fa sprizzare il fluido magico sulle sue scarpette da quattro soldi così che l’acqua non entrerà mai.

“Le donne sono lì”, ci indica con la mano Ivan il terribile, “e sono sole in casa”, aggiunge. Le soldatesse sono indifferenti al fatto e vagamente smorfiose, invece i soldati più irrequieti hanno un soprassalto. Con un primo canto segnaliamo la nostra presenza dalla stradina laterale e chiediamo loro di farci entrare perché con noi entreranno la fortuna e l’amore. Madre e figlia ci accolgono prima perplesse, poi con simpatia crescente. Cadono praticamente ai nostri piedi quando promettiamo loro un’annata da ricordare negli anni a venire. Nino balla con la “vecchia” che in realtà è una signora di mezz’età forse con qualche voglia ancora da esaudire, nonostante quei capelli di un rosso talmente sfacciato da ricordare i fili delle pannocchie. La giovane dice di non sapere ballare. Per lei è pronta la Serenata “Ogni mattina…”, e Gianni dispiega al meglio la sua voce tenorile. Il vino arriva: è un ottimo Sangiovese e tutti ne assaggiamo un po’. Qualcuno va oltre, e si fa riempire il bicchiere. “Vi salutiamo e andiamo via, Evviva Pasqua Epifania”. Al prossimo anno, diciamo. Poi scappiamo perché Ivan il terribile ci incita a proseguire in alto, sempre più in alto.

Tappa n. 2: casalino

Non nevica e non piove più. Un vago accenno di sole filtra fra nuvoloni neri. E’ il momento delle soldatesse. Ivan dice: “lì c’è un uomo  in casa, ed è tutto solo”. Allora le soldatesse vanno all’assalto. Cantiamo ancora: “So ad chèsa arvì cla porta”, e le donne non pensano ad altro che ad avventarsi sul pover’uomo. Un uomo mite, sembra, quando si affaccia sulla porta, ma loro non hanno pietà. L’Irene con le sue energie fresche è la prima a toccarlo, ma vince la sfida la Lucia con la sua voce da mezzo soprano e il gesto birichino quando gli ricorda che lei conosce un Tizio con un “salàm ch’è toca tèra…”. L’uomo capisce subito dove vuole arrivare la donzella e si affretta a dire che sua moglie è sempre fuori e tornerà solo a tarda sera”. Per fortuna l’animo da poeta di qualcuno  di noi riporta tutto ai toni e ai colori scuri delle notti di favola. Poi si chiede del  vino e l’atmosfera subisce una piega nuova. L’uomo ha solo liquori forti ma Iulco lo rassicura che va bene lo stesso. Arriva anche una lauta mancia. Poi l’uomo spiega a Ivan il Terribile che passando per la strada Provinciale si può avere una maggiore garanzia di arrivare al Presidio n.3, Tavolicci, dato che la neve ha ingombrato tutte le altre strade e stradine. Lì vi abitano alcuni suoi parenti. Alla fine l’uomo è commosso quando gli auguriamo con il canto tutto il bene per l’anno nuovo appena iniziato.

Tappa n. 3: tavolicci

Sono le 13,30. Siamo nei pressi di Tavolicci. Ivan ci porta fin sulla porta. Lasciamo le macchine ai margini della strada provinciale, ma c’è tanta neve e non vi potrebbe passare alcun altro mezzo. Non ci dà ulteriori indicazioni il Terribile. La casa che visiteremo si presenta come un’abitazione di media – alta borghesia e tutti capiamo che dovremo comportarci ai massimi livelli suggeriti dalla buona educazione. Non c’eravamo sbagliati: entriamo come sempre cantando e subito ci colpisce l’estrema eleganza dei mobili e delle opere d’arte appese ai muri della sala da pranzo, dove forse  due-tre famiglie riunite hanno appena finito di banchettare. C’è fra noi qualcuno alquanto rozzo che rimane unicamente colpito dai resti della spaghettata con poveracce (di montagna?) che fanno spicco sulla tovaglia ricamata. Si canta e si augura un anno portentoso, ma l’occhio è sempre fisso su quella spaghettata. Aldo è addirittura tentato di infilzare l’archetto del suo violino nel piatto grande di portata. Altri fra noi, molto più fini, non riescono invece a staccare gli occhi dalla sobrietà delle colonne tardo-gotico che sorreggono il soffitto. E sono addirittura estasiati dal grandissimo televisore a 80 pollici ultima generazione, collocato alla parete centrale della sala, acceso su Sky, a ridosso della tavolata imbandita.  Riescono allora ad immaginare la calda atmosfera familiare che prima del nostro ingresso si sarà fra loro instaurata mentre pranzavano con il televisore acceso.  E li invidiano pensando che fra una sforchettata e l’altra arrivavano le notizie dal mondo e la pubblicità di pannoloni contro le piccole perdite, come solo le persone di un certo tono culturale sanno apprezzare. Ma è la Pasquella! Bando alle chiacchiere! I signori ci offrono etruschi farti in casa e panettone. A quell’ora molti di noi farebbero fuori anche il panettone da 2 euro. E naturalmente si beve: Asti spumante e un vino rosso non meglio identificato. Anche Iulco beve. Ancora avanti! Nel centro di Tavolicci questa volta, luogo di una tragedia non dimenticata e da non dimenticare.

Tappa n. 4:

Sono le 14,30. A Tavolicci sopra la stradina è completamente coperta da neve e ghiaccio, e il rischio di cadere e battere il culo per terra è alto. Ci portiamo a stenti sotto l’abitazione dell’unica famiglia, a quanto pare, residente nel paesino in questa stagione. E’ un momento bello l’incontro: fino a quel momento forse il più emozionante. I nostri canti augurali assumono un significato che va oltre l’anno che verrà e attraversa la storia recente di tutti noi. Loro si mettono in sintonia silenziosa con noi e allora dedichiamo loro “Bella  ciao”, che anche se  non fa parte del repertorio dell’’Uva Grisa, rimane uno dei pezzi che il gruppo meglio sa fare. La Pasquella può essere anche questo. Ci offrono peraltro dell’ottimo Albana e dolci vari molto buoni. Gli abbracci finali suggellano un incontro da ricordare. Ivan il terribile non demorde! Adesso tutti quanti, lassù, lassù…

Tappa n. 5:

Ivan il Terribile è sempre più temerario e ci accompagna a Pastorale. Sono le 15,30,  noi tutti abbiamo fame e c’è ancora tanta neve. Ci fermiamo nei pressi di una casa. Dentro la casa c’è una sposa bianca e rossa come una rosa. ( c’è anche il suo sposo). Per lei (anche per lui) cantiamo con il massimo trasporto parole tenere e accorate. Le ricordiamo che loro il “baghino” ce l’hanno e che non facciano tante solette. La sposa capisce subito e incomincia a tagliare fette di prosciutto: riempie un primo, un secondo, un terzo, un quarto…piatto, e più lei taglia più noi cantiamo. Lo mangiamo con il pane toscano tagliato al momento. I più vecchi e lamentosi di noi ne approfittano anche per fare pipì. E’ una festa, è così bella, e noi cantiamo la Pasquella…. Il vino non manca e tutti beviamo. Anche Iulco beve. Tutti diventiamo  più allegri e i nostri volti assumono un colorito nuovo. Leonardo e Leo nonostante la stanchezza sono molto partecipi. Irene è scatenata. Segue gradita offerta in danaro. Stiamo per partire di nuovo, ma siamo bloccati all’uscita da un “uomo di lettere”, come si presenta. E’ il postino che in un impeto di generosità ci allunga 5 euro. Poi ci chiede da dove veniamo. Da Bellaria, rispondiamo. Oh, porca puttana, allora ridatemi indietro le mie 5 euro ribatte. Per rabbonirlo Gualtiero propone che siano le donne a dedicargli un canto di Pasquella. Le donne tergiversano un po’, poi in modo alquanto sgraziato incominciano a cantare. L’uomo ascolta. Sembra turbato, poi fa un gesto con la mano e dice: “ Per favore vi dò altre 5 euro se  smettete”. Roba da Pasquelle turche! Poi di nuovo in cammino.

Tappa n. 6:

Arriviamo a Castelpriore alle 16,30. Ivan ci indica la casa: c’è la signora Maria che vi aspetta, dice. Una casa semplice e accogliente, una solitudine che l’anziana signora vive con molta serenità e che trasferisce anche a noi. Cantiamo canti di questua e una serenata a lei dedicata. Lei non ce l’ha il “baghino” ma ci offre da bere. Tutti beviamo. Anche Iulco beve. Lauta inaspettata mancia finale. “Andate, andate dai sardi, lì nella casa qui vicino”, loro apprezzeranno molto la vostra visita”, ci dice la Maria prima che noi lasciamo la sua casa. Ci andiamo a piedi sulla neve, un passo avanti e due indietro. Suoniamo, ma i sardi non si fanno né vedere né sentire. E’ meglio andare ancora avanti, dice Ivan il Terribile, chè già incomincia a imbrunire.

Tappa n. 7

Ivan il Terribile diventa stranamente “buono” man mano che ci avviciniamo a Velle. Allora capiamo tutto. Ci fermiamo nella casa dove vivono i suoi genitori (nonché i genitori di Daniela e suoceri di Gianni). Sono due figure molto belle. La signora Elda è molto gentile e felice di vederci. Il marito, il signor     è una figura che ispira simpatia e ottimismo. Qui ci raggiungono Mirco e Catia e la Pasquella riprende quota per le loro voci ancora vergini ( noi siamo già un po’ tutti sfiatati) e i loro piedi meno stanchi ( non hanno fatto un c…fino a quel momento). Ci fermiamo a parlare molto con  la signora Elda e consorte, e noi abbiamo tante cose da imparare dalle loro parole e dai loro gesti. Non può ballare Elda e neppure suo marito se la sente. Non balla la rumena loro aiutante. Noi cantiamo e balliamo noi in onore di tutti loro. Irene è sempre più scatenata. Ci vengono offerti dolci e da bere. Alcuni bevono. Anche Iulco beve. Quando usciamo è già buio.

Tappa n. 8

La strada si fa sempre più dura, ma Ivan il Terribile è impietoso: avanti, sempre avanti bisogna andare. Prendiamo una stradina con la neve alta e con molte difficoltà è possibile raggiungere la casa indicata dal Terribile. Mirco e Catia rimangono giù ad aspettarci, non essendo attrezzata per la neve la loro macchina. La casa è tanto grande da essere scambiata per un agriturismo. In realtà è abitata  dalla famiglia Altari. Nell’ingresso una esposizione di bambole di tutte le fatture e dimensioni. Nella cucina moglie, marito, figlia e nipote ci aspettano sorridenti quando arriviamo cantando avvolti nelle nostre capparelle. Poco dopo arriva una vecchia portata su una carrozzina. E’ ormai notte, e le parole scanzonate delle Pasquelle ( anche la mortadella) e alcuni  canti dolci e strazianti che vengono loro dedicati, rievocano le antiche veglie che solo chi ha davvero vissuto la cultura contadina può ricordare e rivivere con commozione.

Tappa n. 9

Domenico dice che è ora di andare al Ristorante, chè è tardi, ma il Terribile non demorde. Su su, e poi giù giù, e poi girando a sinistra e poi a destra, nella tormenta di neve, troverete la casa di …

E’ la casa di Tonino, in località Fabbrica. Ci arriviamo con le scarpe bagnate e il bisogno di fare pipì. Ciè la madre, c’è la figlia, altri figli e nipoti. Ma c’è soprattutto lui, Toino. E’ anziano, attantaseienne. Ha il Parkinson ma ha voglia di parlare. E’ un poeta anche se le parole escono a fatica dalla sua bocca. Ha pubblicato un libro di liriche. Ce lo mostra. E’ felice anche se ogni tanto moglie e figlia intervengono per correggerlo nel pensiero poco prima da lui  espresso. Ci fa vedere foto di lui giovane, dei suoi figli, di sua moglie. Foto d’epoca.Un’altra bella figura di uomo che sembra attraversare i secoli; pare provenire fa Omero, da Virgilio, da Dante. A lui e alla sua bella famiglia dedichiamo uno dei canti più sentiti. Ci offrono dolci, vino e liquori fatti con ciliegie, more, lamponi e altri frutti di bosco. Ci congediamo da loro con un’immagine indimenticabile di famiglia.

Tappa n. 10.

Al Ristorante “Giuditta”  arriviamo cantando verso le ore 19,30. Ci aspettavano. Avevano ancora vivo il ricordo di noi dallo scorso anno. C’è poi la  cena  e una nuova esibizione finale rivolta a tutti i clienti presenti nel locale. C’è anche un altro gruppo di Pasquaroli del luogo che avevamo già conosciuto.  Festa per tutti. La Pasquella di quest’anno è finita. Ivan il Terribile ci ha fatto vivere un’altra volta un sogno.