Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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Pasquella 1992: “L’Uva Grisa e la Pasquella” di Gualtiero Gori e Stefania Vasini.

I brani che seguono sono estratti da “…RIVERITI LOR SIGNORI… La tradizione della Pasquella in Romagna”. Quaderno curato da Gualtiero Gori  per il del Laboratorio di documentazione e ricerca sociale del Comune di Bellaria Igea Marina in occasione dell’omonima mostra documentaria allestita presso la biblioteca comunale dal 4 al 18 gennaio 1992. La mostra presentava foto di Giovanni Zaffaglini, dei Pasquaroli di Bordonchio e del gruppo dell’Uva Grisa ed altri gruppi locali.

“Erano i primi anni ’60 quando ho sentito cantare la Pasquella per la prima volta… Erano a Igea nel bar vicino  a casa ed ero appena riuscito a scorgerli; non avevo compreso bene cosa facessero quel gruppo di persone, ma capivo che si trattava di qualcosa di speciale. E’ un ricordo che ho caro e che ho conservato. Molti anni dopo, era il gennaio del 1981, stavo intervistando alcuni anziani di Bellaria Igea Marina e dai loro ricordi riaffiora la pasquella. Vi era un ché di sacrale in quello che cercavano di raccontarmi; era tutta un’atmosfera… un’attenzione particolare che non riuscivano a descrivermi con le parole. Speravo di riuscire a trovarne qualche traccia, qualcuno che la cantasse da qualche parte. L’anno dopo ho preso parte con Vittorio della Torre e Mirco Malferrari al gruppo dei pasquaroli di Bellaria guidato da Marco Campana e Andrea Berto. Con loro abbiamo partecipato alla questua, cantando e bevendo tutto il giorno. Abbiamo percorso le strade del Comune di Borghi e delle frazioni discendendo il fiume Uso fino a Bellaria. Così l’anno successivo (1983) l’abbiamo riproposta al gruppo che gravitava attorno all’associazione “Più Musica” e con quale avevamo lavorato ad uno spettacolo teatrale [“Ballate, Baruffe e Marinér]. Da quella Pasquella, anno dopo anno, con L’Uva Grisa, ha preso forma un progetto conoscitivo ed artistico sulla cultura popolare che si è concretizzato in un’esperienza permanente di gruppo” Gualtiero Gori

“All’inizio ha fatto parte del gruppo [dell’Uva Grisa] per istinto, perché niente del passato andasse perduto, non certo per spirito conservatore ma per riconoscenza …  andando avanti per socializzare, riportando in un tempo di forte individualità, come quello nostro, in bagaglio delle nostre tradizioni … e mi torna in mente, che forse per questo, quella mattina d’inverno fredda e soleggiata, fermi ad un incrocio di campagna, chissà se per semplice coincidenza … non riuscivamo a partire; noi, che eravamo così sicuri della nostra voglia di cantare, di ridere, di portare allegria, di “portare bene”, avevamo paura di non essere accettati e di essere in qualche modo ridicoli. Poi, un folletto ci ha spinti nell’aia di una casa intonando la Pasquella, la porta si è aperta, il piacere della sorpresa, poi dell’accoglienza, poi del vino, della ciambella, poi… poi… poi”. Stefania Vasini

“La Pasquella, il ritrovarci assieme durante le prove, hanno sempre rappresentato per il nostro gruppo un evento irrinunciabile, quasi un momento di rifondazione ed anche l’occasione per scegliere o meno se, dopo, continuare a ritrovarci. Con la Pasquella, rito-spettacolo del passato e tuttavia presente nel nostro immaginario magico, abbiamo sperimentato anche uno stile, una forma “drammatica” e comunicativa che ci ha dato la sensazione di oltrepassare i margini della vita ordinaria per entrare in una dimensione mitica in cui si ritrovano forme di contatto tribale: per la situazione interattiva che si crea con le persone e i luoghi, l’irruzione mascherata in spazi extra-teatrali e domestici; per l’attenzione particolare rivolta agli anziani e ai bambini, il contatto ravvicinato ed emozionale, per le porte che si aprono, lo scambio dei doni. Dopo due anni di questua a Bellaria ci siamo spinti verso luoghi più sperduti del nostro entroterra fra Romagna e Marche, per ritrovare in quei paesaggi “originari” maggior aderenza all’antica forma del rituale. Ci siamo presentati alle case il più delle volte senza preavviso; ci accoglievano meravigliati, a volte commossi, a volte accettando l’imbarazzo per la nostra presenza… riconoscendoci anche senza conoscerci”. Gualtiero Gori