Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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L’Uva Grisa: profilo biografico

 

L’UVA GRISA

Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

PROFILO BIOGRAFICO

(marzo 2019)

di Gualtiero Gori[1]

 

Ho incontrato la musica popolare, nei modi della “riproposta”, nel 1973, grazie allo spettacolo “L’altra Romagna” del gruppo riminese Teatro Scuola Quartiere: la rappresentazione raccontava la storia della Romagna,  dall’Unità d’Italia alla Resistenza, attraverso la canzone politica e popolare, e la lettura di testi “colti” e documenti storici. Mi piacque così tanto che lo rividi tre, quattro volte nel giro di pochi mesi.  Il modello era tratto dal lavoro di ricerca dell’Istituto Ernesto De Martino, del Nuovo Canzoniere Italiano e dall’elaborazione scenica che Dario Fo aveva realizzato nel 1966 nel famoso “Ci ragiono e canto”. Quello spettacolo, denso di canti, di sonorità tradizionali, di racconti di lotta e di riscatto, offriva una rilettura critica, “dal basso”, della storia sociale delle classi popolari nella mia regione, che ancora non conoscevo.

Nella seconda metà degli anni ’70 in Italia si era avuta una stagione di grande fermento nel campo delle arti e delle riflessioni culturali. Per fare solo un esempio, limitandomi al campo specifico del teatro nella zona in cui vivo, una delle migliori espressioni di questo periodo, era il  Festival del Teatro in Piazza di Santarcangelo di Romagna. La generazione di giovani che in modo confuso, ingenuo, aveva cercato di cambiare le cose, con la crisi delle ideologie che aveva fatto seguito alla rivolta del ’77, si chiedeva cosa fare. Molti di loro, per cultura, formazione, ispirazione, desiderio, scelsero di inventarsi operatori culturali e di intervenire nel luogo nel quale vivevano, cercando di migliorare le condizioni  dell’esistenza,  la qualità della vita.

L’Uva Grisa (aspra, acerba) nacque a Bellaria Igea Marina (RN) nel maggio del 1981, respirando quest’atmosfera. A fondarla assieme a me fu un piccolo gruppo di amici, Mario Arlotti, Mirco Malferrari e Vittorio della Torre. Il nostro intento era dar vita a un’esperienza artistica, d’aggregazione e di ricerca permanente sulle forme espressive tramandate dalla tradizione orale, di cui pensavamo fosse possibile trovare traccia a livello locale.  Eravamo interessati sia alla raccolta di documenti orali, quali canti, storie di vita, racconti fantastici, episodi burleschi…, sia alla comprensione di ciò che, nel vissuto dei nostri informatori, atteneva ai valori della solidarietà e della socialità, alle ritualità collettive, ai modi di comunicazione.  Questi elementi, che avvertivamo ancor vivi e radicati nel linguaggio e nelle memorie singole e collettive, costituivano per noi la base per intraprendere un percorso creativo e innovativo, che ci aiutasse a superare un certo disagio sociale derivante sia da fattori ambientali (come il tipico letargo invernale di un paese rivierasco che vive di turismo), sia dall’insofferenza nei confronti della cultura dominante che, in quegli incipienti anni ’80, detti  anni del “riflusso”, si stava volgendo all’individualismo, alle teorie neoliberiste,  all’ edonismo.

Volevamo ricucire lo strappo intergenerazionale che aveva caratterizzato i movimenti giovanili negli anni della contestazione, e nello stesso tempo recuperare in chiave poetica, attualizzandoli, i tratti dell’antica cultura popolare, di cui erano considerati autentici “portatori” i più anziani del paese, quelli nati fra gli ultimi anni del XIX secolo e il primo quarto del ‘900.  Sentivamo il bisogno di riallacciare un legame intimo, affettivo, con questa cultura nella quale, senza saperne granché,  affondavamo tuttavia le nostre radici. Non si trattava di un atteggiamento nostalgico per qualcosa che, tra l’altro, non avevamo vissuto, ma del desiderio di qualcosa che ci stava “davanti”, che era da conquistare, non da recuperare. Guardavamo ai tratti arcaici di questa cultura, non come se fossero una pura persistenza, ma per le loro implicazioni con la contemporaneità; eravamo alla ricerca di quei valori per costruire, in una dimensione territoriale comunitaria come la nostra, nuove forme di convivenza. Percepivamo la sua carica simbolica, emozionale,  la sua bellezza espressiva, la sua “alterità” radicale,  estranee ai modelli consumistici omologanti offerti dall’industria culturale, nei quali non ci riconoscevamo. Volevamo impadronirci dei suoi significati profondi e dei suoi caratteri estetici, come scelta distintiva e di “resistenza”.

Abbiamo discusso a lungo questi presupposti; consapevoli della nostra inesperienza, li abbiamo schematizzati in una proposta progettuale: un programma sperimentale a lunga scadenza presentato poi all’amministrazione comunale di Bellaria Igea Marina. Il progetto, configurato da subito come azione sociale “dentro” la nostra comunità di appartenenza, ha avuto nella “ricerca sul campo” e nel rapporto diretto con gli informatori,  il riferimento critico costante del proprio orientamento. Per questo, prima ancora che come gruppo musicale, l’Uva Grisa si è costituita come “gruppo di ricerca” teso a documentare e a rielaborare poi, in chiave artistico-spettacolare, testimonianze autobiografiche, narrazioni cantate e non, cercando di non astrarle dai loro contesti di vita. Gli elementi musicali hanno privilegiato il repertorio dei canti contadini (canti rituali, narrativi, ecc.) e quello urbano dei canti d’osteria, registrati direttamente dagli anziani pescatori del paese.

Spettacoli teatrali e azioni di strada

Nel corso degli gli anni ’80 abbiamo  prodotto spettacoli teatrali che si richiamavano alle tradizioni, alle fonti popolari e al teatro comico, come momenti di rielaborazione collettiva e restituzione artistica alla comunità locale delle indagini condotte sul suo territorio. I momenti salienti di ciascuna rappresentazione erano scanditi dall’esecuzione di musiche e canti tradizionali. La scelta di una cornice teatrale convenzionale derivava dalla convinzione che determinati contenuti, anche musicali, appartenenti alle ritualità e all’immaginario popolare del passato, per essere compresi avessero bisogno di un contesto scenico in grado di evocare, sul piano simbolico, la loro funzione originaria. Quei canti e quei racconti erano divenuti inusuali, da decenni non si ascoltavano più.

Le produzioni di questo periodo sono state:

  • 1982: “Ballate, Baruffe e Marinér, ovvero, canti farse e poesie” con la collaborazione di Mario Bassi e la partecipazione del poeta dialettale Vittorio Valderico  Mazzotti. Questo lavoro, come i successivi,  utilizza il genere farsesco del teatro comico popolare; la sua drammaturgia si basa interamente su testi popolari, spesso dialettali, desunti da racconti orali.
  • 1985 e 1986: “Fura chi chéld! dròinta chi giazé! Ovvero… foli, fulét e sturnél tra al lozli de camòin”. Con questo spettacolo il “Gruppo di ricerca” assume per la prima volta e in via definitiva il nome di “Gruppo dell’Uva Grisa” e presenta il proprio progetto di ricerca culturale:
    “Con questo lavoro, che riprende ed amplia le tematiche del precedente spettacolo (“Ballate, baruffe e marinér”), realizzato a Bellaria Igea Marina nel 1982, prosegue il nostro itinerario di ricerca sulle tracce degli spazi di socialità e le forme di comunicazione presenti nella nostra cultura tradizionale.

La nostra attenzione si è rivolta verso quel linguaggio poetico, immerso nel costume quotidiano, che accompagnava da vicino, fino a trasfigurare con la propria carica simbolica, tutte le situazioni dell’esistenza e costituiva una forma del rituale sociale. Si tratta del ricco e variegato mondo della retorica popolare (nel patrimonio dei detti, degli indovinelli, delle filastrocche, dei canti, dei racconti fantastici, ecc.) che ha fino ad oggi trovato espressione nella tradizione orale. Questo universo fantastico, col proprio gioco di immagini, in cui il grottesco, il comico, l’epico e il banale si legano in una combinazione casuale, rivela una trama dell’esistenza sociale basata sull’apparire, sulla duplicità in cui i ruoli si scambiano, si succedono, si rinnovano…

Ci siamo quindi soffermati su quelle figure che più esplicitamente rappresentano l’affermazione del teatrale come qualità diffusa del sociale: il mondo delle burle e degli scherzi, dei comici di paese, che con le loro immagini di derisione ed ironia richiamano il ludico, relativizzano la superiorità dei ruoli e dei valori, ristabiliscono la reversibilità sociale.

Abbiamo, infine, identificato nella situazione della veglia il referente privilegiato per la costruzione dello spettacolo. Il momento della veglia fungeva da polo di ricomposizione magica collettivo, univa chi abitava gli stessi luoghi ed era la chiusura rituale della giornata. La sua cornice scenica evidenzia meglio di ogni altra come ogni parola, ogni piccolo avvenimento divengano sontuosi e teatrali, iscrivendosi in un rituale di scambio comunicativo” [Gualtiero Gori, dalla presentazione, 25 aprile 1985]

  • 1989: “L’Insógni, provi par la fèsta”, liberamente tratto da “Sogno di una notte di mezza estate” di W. Shakespeare. Un progetto dedicato alla logica solidale e antiutilitaristica, legata al piacere talvolta misterioso di stare con gli altri, che muove l’esistenza dei gruppi con obiettivi culturali e relazionali come il nostro.

Il Conte “Ammiraglio” amava stupire gli ospiti del sito ove villeggiava con una festa che ogni anno, a ferragosto, teneva nella sua villa al mare. Il divertimento più atteso era l’intermezzo di canti, balli e quant’altro capitava a tiro di una baldanzosa squadra di gente del posto, cui il Conte era vezzo affidare l’intrattenimento. Le prove dell’intermezzo andavano, allora, quasi sempre per le lunghe… Lo spettacolo prende corpo attraverso la routine delle prove: in quel ripetuto incontrarsi misto di permanenza e instabilità, apatia e fervore, i componenti della brigata sembrano trovare un destino che li accomuna. Il sogno della  recita è la matrice che fa da supporto al loro essere insieme. Le “Prove per la Festa” col loro dispendio di energia, condiviso dall’atteggiamento di gruppo, cristallizzano una delle molteplici facce che nella vita di  tutti i giorni assume il legame sociale. E’ stato così spontaneo trovarci sovrapposti a noi stessi, in un continuo gioco di mascheramenti, nei panni dei nostri antenati bellariesi travestiti a loro volta in quelli degli artigiani di W. Shakespeare”. [Gualtiero Gori, dalla presentazione, 14 aprile 1989].

  • 1992: “Belafrònta. Avventure di Stellante Costantina figlia del Gran Sultano. La quale fu rapita dai Cristiani a suo Padre, e poscia venduta al giovine Bellafronte di Vicenza”.
    La storia di Bellafronte, a cui abbiamo fatto riferimento per  la costruzione di questa azione teatrale, ci  è stata trasmessa da Fortunato Lazzarini detto Delio ad Manghinìn (1908-1988) nel 1984, nel corso di alcuni rilevamenti nell’ambiente dei pescatori di Bellaria, mirati a reperire documenti espressivi di tradizione orale per una rappresentazione teatrale (“Fura chi chéld, dròinta chi giazè”), realizzata dal gruppo dell’Uva Grisa nel 1985.

Il Sig. Lazzarini, che conosceva bene l’Adriatico, visse tutta la vita l’esperienza di navigante e pescatore; era uno straordinario affabulatore ed amava spesso raccontare questa ed altre storie fantastiche, che aveva ascoltato nella sua infanzia dal nonno Domenico (1850-1942), anch’egli pescatore, originario di Rimini.

L’idea di “fare” Bellafronte è nata nel 1991 da un invito rivoltomi dalla direzione del Museo degli Usi e del Costumi della Gente della Romagna a collaborare a un progetto di iniziative intorno alla Fiaba popolare romagnola, trattando, nella fattispecie, il tema della “fiaba nell’esperienza culturale marinara”. Un tema affascinante e arduo, di grande interesse per il Laboratorio di documentazione e ricerca sociale appena istituito. L’ipotesi di questa produzione teatrale, in continuità con le precedenti esperienze del Gruppo, si è posta come modalità di comprensione e di espressione “dall’interno” della nostra cultura di appartenenza e delle sue costruzioni simboliche. Una ricerca artistico-spettacolare che si coniuga nel quadro di specifici progetti di studio-ricerca sulla cultura del mare, in parte già realizzati dalla programmazione del Laboratorio (vedi “Le Voci della Memoria, programma didattico di studi e ricerche sulle tecniche di ascolto del sociale: primo ciclo 1991-1992 e secondo ciclo 1992-1993”).

Le intenzioni di questa prospettiva di indagine riguardano: il confronto con il testo, le sue varianti, i suoi richiami; la carica emozionale e i meccanismi di identificazione che esso permette; il gioco della narrazione (individuale e collettiva), le corrispondenze di significato nella biografia dell’informatore e della comunità; il modo di sentire il mare e le raffigurazioni fantastiche nella vita dei pescatori; la varietà dei suoni, dei canti popolari ed etnici delle regioni adriatiche e l’esperienza maturata nel corso di un seminario tenuto da Giovanna Marini nel novembre 1991.

Lo spettacolo si è avvalso di una pluralità di apporti e cristallizza una circolarità di cose, pensieri e atteggiamenti vissuti in circa un anno di lavoro; esso è soprattutto il risultato della capacità di persone diverse ed affini di agire in maniera organica, di mettere in comune, in un unico percorso, i rispettivi saperi e desideri. Fin dalle fasi iniziali il progetto di base si è aperto al contributo originale di un nucleo del “Teatro Scuola e Quartiere”, attivo a Rimini negli anni ’70, che ne ha condiviso gli scopi arricchendolo di nuovi significati”. [Gualtiero Gori, dalla presentazione, 18 dicembre 1992]

A partire dal 1988, abbiamo iniziato a sperimentare, poi a prediligere, gli interventi di  strada a contatto ravvicinato con la gente. Questa modalità, che non prevede un copione e dipende ogni volta da fattori diversi, ci ha consentito una grande elasticità. Le azioni spettacolari in strada non sono mai le stesse; il modo di porgere un canto, la combinazione di una sequenza di canti e di balli, possono avere un senso diverso a seconda del luogo, delle interazioni con il pubblico e delle intenzioni artistiche che, momento dopo momento, ne scaturiscono. Al primo intervento del 25 aprile 1988 a Saludecio partecipa Stefano Zuffi, docente di mandolino, violino e ghironda alla Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli. In quel periodo io e Mario Arlotti frequentavamo i suoi corsi di mandolino, strumento che ci appassionava e che suonavamo nel gruppo.  Da quel momento, le azioni di strada saranno il modulo espressivo e comunicativo che caratterizzerà maggiormente i nostri spettacoli per almeno vent’anni.

La Pasquella

Abbiamo costruito la nostra matrice spettacolare di strada e d’improvvisazione sui modi scoperti e acquisiti andando a cantare la Pasquella, il canto rituale di questua dell’Epifania, nelle osterie e soprattutto nelle case. Si potrebbe dire che la Pasquella costituisca la spina dorsale dell’Uva Grisa, che  continua a praticarla senza soluzione di continuità dal 1983. Scoprire e fare la Pasquella ci ha fatto sperimentare che la cultura tradizionale è ancora qualcosa di vivo, di vero, qualcosa che ci lega in modo viscerale a un territorio, alle persone e alle comunità che lo abitano. Abbiamo potuto toccare con mano che, in questo caso, la tradizione non è un’ “invenzione” e che, prendendosene cura,  può ancora perdurare.

La musica da ballo

L’Uva Grisa ama anche suonare per far ballare. Grazie al nostro violinista “storico” Mario Venturelli (n. 1933), dal 1989 abbiamo ripreso ad eseguire in modo più massivo, assieme ai canti, il vecchio repertorio di sala, valzer, polke, mazurche, ecc., composto, tra la fine dell’Ottocento  e i primi decenni del secolo scorso, da autori locali rimasti in molti casi sconosciuti. Poi, dai primi anni ‘90, abbiamo esteso la nostra attività all’esecuzione di balli etnici, rimasti in funzione soprattutto nelle aree rurali della Romagna, fino agli anni Cinquanta del Novecento.

La ricerca sulle danze etniche

La ricostruzione del patrimonio etnocoreutico romagnolo è avvenuta nei primi anni ’90 ad opera di Giuseppe Michele Gala, presidente  dell’Associazione culturale Taranta di Firenze, con il quale ho collaborato, oltre che come responsabile culturale dell’Uva Grisa, nella veste di direttore del Laboratorio di documentazione e ricerca sociale del Comune di Bellaria Igea Marina. Il progetto di ricerca si è sviluppato nel corso di un decennio attraverso una capillare campagna di rilevamenti in tutta l’area romagnola, estesa ai comuni limitrofi della “Romagna toscana”, dell’Alta Valmarecchia nel Montefeltro, e della Repubblica di San Marino. Gli obiettivi della ricerca riguardavano la raccolta di informazioni, documenti e testimonianze dirette sui balli: quanti e quali erano conosciuti e ancora in uso, su quali era possibile raccogliere dati e ricostruire la struttura formale, fino a quando erano stati danzati, in quali contesti e con quali modalità.  Un altro obiettivo fondamentale è stato stimolare la presa di coscienza, l’interesse e il recupero degli antichi repertori da parte delle comunità locali, e incoraggiare la loro rifunzionalizzazione in loco. La ricerca è stata parzialmente divulgata in due cd che documentano 66 brani originali fra i più significativi ed integri, comprendenti anche alcuni esempi di vecchio liscio.

I risultati della ricerca hanno consentito di documentare, tramite ausili audio e video, un ingente patrimonio coreutico, che seppure non più in funzione dagli anni ‘50, era rimasto vivo nella memoria di suonatori e ballerini. Fra questi, in numerose varianti, sono stati raccolti: Ballo degli Innamorati, Ballo degli Sposi, Ballo dei Gobbi (Ballo dei tre gobbi, Ballo del cappello), Ballo del Canto, Ballo dell’Uccellaccio, Ballo della Biscia (in area Montefeltrese), Ballo della Lepre, Ballo della Mela, Ballo della Lavandaia, Ballo della Scopa, Ballo della Sedia, Ballo dell’Invito (incipit: “Questo ballo non va bene”), Ballo dello Schiaffo, Ballo dello Scialle/del Bacio, Bergamasco Bolognese, Contraddanza, Furlana, Galletta, Galletto, Galoppo, Giga, Lavandera, Mandarina, Marsigliesa, Monferrina, Quadriglia, Roncastella, Saltarello (Ballinsei, Russiano), Scotis, Spaccafilone (in area Montefeltrese), Trescone, Triscòn S-ciapè, Vanderina, Vinchia, Veneziana. A questi si aggiungono innumerevoli balli di coppia (valzer, polca, mazurka) del periodo antecedente il secondo conflitto bellico. La conclusione del progetto prevede la pubblicazione di un volume corredato di documenti audiovisivi.

Le fasi successive alla ricerca, mai del tutto abbandonata, hanno riguardato la codifica, la schedatura delle danze e l’avvio dei primi laboratori didattici. I primi corsi di formazione sulle danze etniche romagnole sono stati tenuti da Giuseppe Michele Gala e Tamara Biagi a Bellaria Igea Marina nel 1994 e in successive occasioni.

Il Veglione di Sant’Apollonia e La Borgata che danza

Nei primi anni ’90 l’Uva Grisa ha collaborato con il Laboratorio di documentazione e ricerca sociale del Comune di Bellaria Igea Marina, che dirigevo, a far nascere e dare continuità a due manifestazioni dedicate alla musica e alla danza di tradizione locale: nel 1992 il “Veglione di Sant’Apollonia”, e nel 1993 la “Borgata che danza”.

E’ Vigliòun dla Pulogna è una festa da ballo con la quale Bellaria, borgata metà contadina e metà marinara, celebrava la ricorrenza di Apollonia, la sua Santa Patrona: fin dai primissimi anni del ‘900 il “Veglione”  attirava tutta la gioventù dei paraggi. Così, in occasione della festa patronale del 1992, si pensò di dare nuova vita allo storico Veglione. Da allora, ogni anno, L’Uva Grisa ha continuato a riproporlo e organizzarlo in luoghi e sedi diverse. Per noi il Veglione di Sant’Apollonia, che nel 2019 giunge alla 28° edizione, è una delle più importanti occasioni di incontro e di festa con coloro che amano i vecchi repertori di musiche da ballo della tradizione popolare romagnola. Ed è anche una preziosa opportunità per ospitare, di volta in volta, un gruppo con cui ci sentiamo affini.

La Borgata che danza, conosciuta a Bellaria Igea Marina anche come “Festa della Borgata”, è un festival dedicato alle antiche forme di musica popolare, in particolare quelle tramandate attraverso i modi della comunicazione orale e visiva, senza l’ausilio della scrittura.  Il Festival, che dirigo dalla sua nascita, si propone di riscoprirne il significato nei contesti attuali, chiamando a confronto realtà impegnate nello studio, nella pratica e nella valorizzazione dei repertori musicali e coreutici tradizionali dei luoghi in cui vivono.

E’ nata con l’intento di creare un forte momento di socializzazione nel paese nel suo “passaggio” alla stagione estiva, che riportasse alla luce l’antico nucleo urbano e si legasse al suo tessuto umano. E’ una grande festa che coinvolge ogni spazio domestico; i cortili interni si trasformano in osterie (La Speranza, da Guiròin, da Magnùl, da Marascòun) dove le famiglie del posto cucinano cibi tradizionali. Gruppi spontanei di suonatori popolari che provengono da tutt’Italia, e sono espressione delle diversità e della ricchezza delle nostre culture tradizionali, oltre che su un palco, si muovono nelle strade e nelle osterie dove improvvisano canti ed eseguono balli in piena libertà fra la gente.  I momenti principali del Festival sono:

Tradizioni a Scuola: Giovani in… Folk!!! è una rassegna rivolta alle giovani generazioni; vi partecipano scolaresche provenienti da varie parti d’Italia che danno vita a performance e interscambi didattici, nei quali ognuno racconta le tradizioni musicali e coreutiche del proprio territorio e il modo in cui le ha studiate. E’stata ideata nel 2009 dall’Associazione culturale riminese “Fermento Etnico” che ne cura autonomamente l’organizzazione, in collaborazione con il Comitato “Giovani in… Folk!!!”,  gli Istituti Scolastici Comprensivi e l’Assessorato alla Scuola di Bellaria e di Igea Marina. Giovani in … Folk!!! è la festosa anteprima del Festival.

Tràdere propone incontri aperti a confronti e riflessioni sul folk contemporaneo nei suoi molteplici aspetti, in particolare i processi culturali di trasmissione delle tradizioni nei nuovi contesti, i fenomeni della riproposta/invenzione delle tradizioni popolari, la rappresentazione e trasformazione delle identità e delle culture locali, il lavoro di ricerca, le fonti documentarie, la didattica. Tràdere è anche l’occasione per conoscere da vicino i gruppi musicali, i ricercatori e gli studiosi presenti nei giorni del Festival, avere informazioni sulle loro attività, sulle produzioni discografiche ed editoriali.

Voci del dialetto: la sezione dedicata alle parlate dialettali

L’Inserenata: concerto notturno dedicato al canto, all’ascolto puro della voce a cui partecipano tutti i cantori dei gruppi presenti.

Balloinpiazza e Girotondo: sono rassegne dedicate al ballo e alla musica di strada; la prima si tiene nell’antica via Romea, lo spazio più adatto per danzare; la seconda si svolge in forma itinerante nelle osterie e lungo le strade del Borgo.

Borgosteria: riguarda i momenti conviviali e la gastronomia del Festival: è l’invito a bisbocciare in allegria, a bere e mangiare cibi tradizionali nel fragore delle cantate e delle suonate.

Questa manifestazione, che nel 2019 giunge alla 27° edizione, trae origine e si ispira all’esperienza di ricerca e pratica della musica popolare dell’Uva Grisa, e ai suoi legami con il territorio.

Il gruppo di ballo

Le importanti risultanze scientifiche del lavoro etnocoreutico, nel gennaio 1995, spinsero l’Uva Grisa a creare al suo interno una  nuova sezione dedita in forma permanente al ballo, alla didattica e all’azione di coinvolgimento del pubblico attraverso la danza durante gli spettacoli.

Iniziammo così a sperimentare forme di “restituzione” dei vecchi repertori da ballo nei nuovi contesti di festa, adottando in ogni circostanza modalità di inclusione volte a superare la divisione fra ballerini del gruppo e pubblico. Le persone che assistevano alle feste erano sollecitate a prender parte ai balli di più facile esecuzione, rompendo il tipico schema che nei gruppi folkloristici contrappone chi si esibisce e chi guarda. Il processo di rifunzionalizzazione delle vecchie danze aprì per l’Uva Grisa un capitolo inedito nel quale, per svariati anni, il gruppo investì gran parte delle sue energie. La sorprendente partecipazione del pubblico, specie giovanile, durante le feste da ballo, ci fece intravvedere la possibilità di stimolare nelle comunità delle diverse zone della Romagna il desiderio di riappropriarsi in modo attivo e consapevole di un patrimonio tradizionale dimenticato, di riconoscerlo come elemento identitario di coesione e di appartenenza territoriale.

Il revival delle vecchie danze

L’attività corsuale sulle danze etniche, condotta dall’Uva Grisa nel riminese e dal gruppo La Carampana nel ravennate, nel 2000 e 2001  si è arricchita grazie a una collaborazione diretta fra i ballerini dei due gruppi, che ha consentito la messa in comune dei rispettivi saperi, portando ad un ampliamento del repertorio locale romagnolo.  Assieme a Roberto Bucci, violinista, ricercatore e leader della Carampana, va rilevato l’impegno di alcuni suoi collaboratori come Alberto Montanari, Monica Sangiorgi, Mauro Platani, Giacomo Tasselli, Elisabetta Quarantotto, che hanno sviluppato in seguito percorsi didattici autonomi. L’intensificarsi di queste attività ha consentito di innescare in tutta la Romagna un originale e graduale processo di rivitalizzazione dei vecchi repertori locali.

Un processo ancora più sorprendente perché avvenuto in un territorio, il riminese e le aree limitrofe, non ancora condizionato dai repertori di origine europea. In voga da anni, questi dominavano la scena nelle realtà metropolitane del Centro-Nord, dapprima nei circuiti del folk revival, poi in quelli del balfolk, che raggruppa repertori occitani, provenzali, francesi, bretoni, baschi, israeliani ed altri. Il revival delle danze etniche romagnole, nel nuovo millennio, è stato alimentato anche dalla presenza di formazioni di musica tradizionale nate in quel periodo quali il Trio Grande, i Scosabrètta, la Banda de Grèl.  Inserendo nei loro repertori balli della tradizione locale, questi gruppi contribuivano ad estendere la conoscenza e la pratica delle vecchie danze locali in più aree della Romagna.

Nell’esperienza dell’Uva Grisa, gli spettacoli sono diventati, per gli “allievi” dei corsi, anche di diverse provenienze territoriali, un’occasione speciale per ritrovarsi e sentirsi protagonisti più o meno consapevoli di un inedito processo di re-immissione e ri-funzionalizzazione delle vecchie danze. Le musiche e i balli tradizionali riprendevano forma e visibilità nelle moderne ritualità festive, nelle piazze, nelle fiere e nelle sagre dei prodotti tipici, nelle manifestazioni dell’entroterra, nella fascia turistica della riviera, in svariati luoghi ed occasioni. Nei primi anni ‘2000 abbiamo visto crescere rapidamente le richieste da parte del mercato, passando da una media di circa quindici interventi all’anno fino al 2000, a una trentina ed oltre a partire dal 2001. La grande euforia della nuova socialità generata dall’interesse del pubblico per il ballo, ci ha spinti, nelle esibizioni,  a dare sempre maggiore spazio alle danze, riducendo e talvolta sacrificando del tutto le parti cantate.

Nel 2004, per fornire una documentazione sonora ai tanti ballerini aggregati intorno al nostro repertorio, abbiamo realizzato l’obiettivo di produrre le prime pubblicazioni discografiche con due cd: abbiamo dedicato il primo prevalentemente al repertorio saltato  e il secondo al vecchio liscio.

Questa intensa attività, al suo culmine verso il 2005, generò alcune perplessità e interrogativi. Le richieste provenivano  molte volte da contesti marcatamente turistico-commerciali, non sempre idonei a recepire le nostre performance; eravamo desiderosi di cercare nuove strade, anche attraverso nuove collaborazioni artistiche.

Alla fine del 2004 iniziammo le registrazioni di un nuovo progetto editoriale di valorizzazione culturale del nostro percorso, che sfocerà nella produzione di una collana di cinque volumi tematici, corredati da cd con brani interpretati dall’Uva Grisa e dai suoi informatori. I volumi presentano trascrizioni di documenti audiovisivi, appunti di osservazioni dirette, resoconti di incontri con anziani informatori, frutto del mio lavoro, di lunghi anni di ricerca. I primi due volumi, dedicati ai canti dei pescatori di Bellaria, uscirono nel 2008, quello sulle serenate, nel 2011, quello sulla Pasquella nel 2017, l’ultimo sui repertori satirici e d’osteria è in fase di stesura.

Il tempo dei recital

A distanza di circa quindici anni dall’ultimo nostro spettacolo teatrale (Belafrònta -1992), abbiamo sentito la necessità di confrontarci col pubblico su determinati contenuti di carattere sociale, culturale e, talvolta, politico, che difficilmente potevano trovare uno spazio espressivo nelle feste da ballo e negli interventi di strada. Desideravamo continuare a lavorare su determinate istanze di base su cui si fondava lo “spirito” del nostro gruppo, e sulla loro concreta elaborazione, in progress, nella nostra esperienza pluriennale. Adottammo il recital teatrale quale forma comunicativa ideale.  Abbiamo sperimentato per la prima volta questa modalità nel 2007, in una serata realizzata assieme alla Corale “Bellaria Igea Marina” per celebrare il nostro reciproco 26° anniversario. Ospite l’attore Ivano Marescotti. La costruzione di quel recital e di quelli successivi,  ogni volta su temi diversi, è avvenuta attraverso l’intreccio di parti narrate, parti musicali e la proiezione di documenti audiovisivi.

Abbiamo ampliato in questo modo lo spazio di riflessione, di narrazione e di ascolto, che aveva contraddistinto i nostri primi spettacoli teatrali. I soggetti hanno riguardato temi emersi, di volta in volta, dalla vita del gruppo. Fra questi: un omaggio a Maria Benedetti, componente e informatrice dell’Uva Grisa, nell’anno della sua morte. Una trilogia dedicata al 25 Aprile, Festa della Liberazione, caratterizzata da un repertorio di canti sociali e politici, che fino ad allora avevamo scelto di non adottare per la loro esasperata connotazione ideologica avvenuta negli anni ’60 e ’70. La spinta  a realizzare questa trilogia, ideologica e civile, veniva dalla crescente indifferenza delle istituzioni governative e locali dei partiti di centro-destra, che tendevano a delegittimare quella ricorrenza; in quel clima quei repertori che fino ad allora avevano rischiato di apparire retorici, recuperavano una importante funzione. Abbiamo testimoniato le condizioni di vita del popolo palestinese sotto l’occupazione di Israele: una triste realtà, che abbiamo avuto modo di conoscere direttamente in occasione di due viaggi, nel 2012 e 2013. In occasione del 50° anniversario delle rivolte del ’68 abbiamo realizzato uno spettacolo sulle vicende di quegli anni a livello internazionale e locale. Altri soggetti sono stati temi legati alla cultura popolare, al dialetto e alle narrazioni orali.

Un discorso a parte riguarda la produzione di recital di canti legati ai repertori del ciclo Natale-Epifania, di provenienza perlopiù regionale, che abbiamo realizzato in svariate occasioni, dal dicembre 1990, in teatri e nelle chiese del territorio, spesso ospiti delle programmazioni concertistiche natalizie della Corale Bellaria Igea Marina.

La produzione dei recital ha riguardato:

  • 2007: “Aènca al pólsi a gl’à la tòsa” (anche le pulci hanno la tosse), In onore dei dialetti, delle tradizioni e delle musiche popolari, per festeggiare i ventisei anni di vita della Corale Bellaria Igea Marina e dell’Uva Grisa con la partecipazione di Ivano Marescotti.
  • 2009: “A cantare ero sempre io”. La Maria e l’Uva Grisa. Serata di canti, racconti, immagini, ricordando Maria Benedetti con la partecipazione dell’Uva Grisa e Nicoletta Fabbri. Il recital è dedicato a Maria Benedetti (1913-2009), preziosa informatrice del gruppo dal 1986, che ha fatto parte come cantante e ballerina dell’Uva Grisa dal 1990 al 2000, intervenendo in tutti gli spettacoli.
  • 2010: “Sant’Antonio dalla barba bianca”. Spettacolo di canti, balli e narrazioni dialettali della Romagna contadina, a cura dell’Uva Grisa, gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna, con la partecipazione di Lorenzo Scarponi, poeta dialettale.
  • 2010: “La Libertà è di tutti” –  Festa della Liberazione 65° anniversario. Una serata insieme, testimonianze, canti, documenti visivi… con la partecipazione dell’Associazione “Amici di Bellaria Igea Marina”, Associazione culturale “2000 Giovani”, Centro Giovani “Kas8”, “L’Uva Grisa” e Norma Midani, Associazione “Bellaria a Colori”.
  • 2011: “Fratelli d’Italia” 25 Aprile 2011. Festa della Liberazione 66° Anniversario. Una serata insieme per festeggiare il Venticinque Aprile nell’anno dell’Unità, con canti, racconti, documenti visivi, letture di Mirco Gennari; curata dall’Associazione culturale L’Uva Grisa, promossa dall’A.N.P.I. di Bellaria Igea Marina, patrocinata dal Comune di Bellaria Igea Marina.
  • 2011 e 2015: “Se dormi svegliati”: uno spettacolo tratto dall’omonimo libro (con cd) di Gualtiero Gori intitolato “Se dormi svegliati. Serenate, canti d’amore, di nozze e balli tradizionali raccolti in Romagna eseguiti dall’Uva Grisa”. Lo spettacolo è dedicato alle serenate, ai canti di corteggiamento, con esempi di canti di nozze e del “Cantar Maggio”, il canto rituale di questua che celebra il ritorno della primavera e la fertilità della terra, che veniva eseguito la notte tra il trenta aprile e il primo maggio. A cura dell’Uva Grisa, con la partecipazione di Mirco Gennari della Compagnia del Serraglio.
  • 2012: “Storie e canti di libertà e di lavoro”… per non restare indifferenti. L’associazione I Biasanòt e L’Uva Grisa in collaborazione con Etruria e con il patrocinio dell’ A.N.P.I e del Comune di Marzabotto presentano una serata di canti politici e sociali della tradizione popolare italiana, con testimonianze, racconti, interviste. Partecipano: Bruno Veronesi, autore del libro “Una vita partigiana”, Sisira Perera, lavoratore precario originario dello Sri Lanka, Norma Midani e il gruppo dell’Uva Grisa,  Gli Scarriolanti di Marzabotto. Presentano Alida Piersanti e Primo Gandolfi.
  • 2013 e 2014: “Musica oltre il muro”, Suoni, immagini, racconti di viaggio, dai territori occupati della Palestina. Spettacolo dell’Uva Grisa. Adattamento di Gualtiero Gori, Angela Leardini, Andrea Tamagnini. Regia di Andrea Tamagnini. In collaborazione con l’associazione “A la Calle!” e CSA Grotta Rossa Rimini: progetto “La Carovana dei diritti in Palestina”.
  • 2016 – 2017- 2019: “Racconti di veglia” Storie burlesche e boccaccesche, fantastiche, di magia e di paura, nate e dette in dialetto da Domenico Bartoli, Loris Casadei, Gilberto Casali, Pierluigi Ottaviani. I componenti dell’Uva Grisa che consideriamo dialettofoni, cioè che sin da piccoli padroneggiano la lingua dialettale, mettono in campo storie che hanno appreso da bambini, spesso nelle veglie, raccontate dai grandi. A questo progetto, nato per essere rappresentato in spazi domestici, abbiamo invitato a collaborare Loris Casadei che fu tra i personaggi di punta dell’Uva Grisa nel primo decennio di attività. Assieme ai racconti si eseguono musiche e canti inediti nel repertorio o di rara esecuzione. Fino ad ora ne sono state realizzate quattro edizioni.
  • 2018: “L’Uva Grisa e i Canzonieri Riminesi. L’uomo che sa_Masters of War. Canzone politica e musiche di tradizione a Rimini e nel mondo”.  Il  concerto è dedicato ad uno dei  filoni più “impegnati” delle musiche del ’68, in particolare quello generato dal movimento del “folk music revival”, nato in America negli anni ’30 del New Deal e di folksingers come Woody Guthrie. Da noi, nei vitali anni ’60, si volse alla creazione di una “nuova canzone”: alla ricerca di valori antagonisti e di rinnovamento sociale, alla ri-scoperta dei canti di lotta politica e sociale e di quelli della tradizione urbana e contadina di varie regioni d’Italia.  Questo movimento, legato sul piano nazionale all’esperienza del Nuovo Canzoniere Italiano, avviatasi nel 1962, ebbe come emblemi gli spettacoli di “Bella Ciao”, che debuttò nel 1964, e di “Ci ragiono e canto”, diretto da Dario Fo, che debuttò nel 1966 ed ebbe due successive riedizioni.   Pur essendo precedenti al 68, questi lavori diedero vita a una vasta area di interesse che ebbe il suo massimo sviluppo nei primi anni ’70 e declinò alla fine di quel decennio. Questo movimento nel riminese diede vita ad alcuni canzonieri, attivi dal ’68 alla fine degli anni ’70, e al gruppo dell’Uva Grisa che, dal decennio successivo, rigenerò quel percorso attraverso una ricerca diretta, che continua tutt’oggi, delle fonti sul territorio. Il concerto racconta questo percorso coinvolgendo alcuni dei protagonisti della scena locale: Norma Midani, voce femminile protagonista dell’ultima edizione di “Ci ragiono e canto”, alcuni dei componenti del Canzoniere popolare (1967-1968), del Canzoniere di Rimini (1968-1970), del Teatro Scuola e Quartiere (1971-1975), del Canzoniere Riminese (1973-1974), del Canzoniere Popolare Riminese (1974-1979), dell’Uva Grisa (1981).
    Lo spettacolo si inserisce nell’ambito della rassegna  “CONCERTI ATTORNO AL SESSANTOTTO” a cura di Fabio Bruschi e Jader Viroli, quale progetto collaterale della stagione teatrale 2017/2018 del Comune di Rimini.
  • “Il mare, radici sommerse. Dialogo attraverso le poesie del mare nel dialetto di Igea Marina di Marcella Gasperoni e i vecchi canti dei pescatori bellariesi eseguiti dal gruppo dell’Uva Grisa”. Un laboratorio di narrazione per conoscere la storia della comunità, da villaggio di pescatori a città turistica.

Viaggi, incontri e scambi culturali

L’Uva Grisa ha riservato una costante attenzione alla creazione di occasioni  di dialogo e confronto fra le diverse culture, in un’ottica di solidarietà umana e prevenzione del disagio socio-culturale  in una società in continua trasformazione.

L’Africa – La prima esperienza ha riguardato la realizzazione del concerto “Dalla Pasquella a Dakar” Festa di danze, storie, culture senza frontiere, realizzata il 3 Gennaio 2002 a Bellaria Igea Marina. Un omaggio alla musica e alla sua capacità di unire e aggregare, che ha visto partecipi  i gruppi N’dadje (Senegal), L’Uva Grisa, gli allievi del corso di danza afro-moderna di Silvia Benedettini della Casa Pomposa di Rimini, Brahim Fraqchi e Mohamed Akarkaou (Marocco). Nel corso dello spettacolo le formazioni si sono esibite sia singolarmente sia  interagendo fra loro

L’Albania – Significativa è stata l’esperienza con la comunità albanese – la più numerosa del territorio riminese – che si è articolata in vari appuntamenti dal 2008 al 2011. Il primo, il 25 aprile 2008, in occasione dell’Anno europeo del dialogo interculturale, ha riguardato una festa da ballo interetnica con musiche tradizionali della Romagna e dell’Albania eseguite dai gruppi L’Uva Grisa e Agimi. Nell’aprile del 2009, a Bellaria, abbiamo organizzato un corso di danze etniche albanesi, in collaborazione con l’Associazione culturale italo-albanese “Agimi” (L’alba) sez. di Rimini, che ha avuto come docenti-informatori: Shefqet Sinani, Hamide Muça, Faik Muça. Questa esperienza con le danze etniche albanesi si è ulteriormente sviluppata  nel 2010, a San Mauro Pascoli, nell’ambito del progetto “Paesi in ballo: percorsi dell’identità nelle musiche e danze tradizionali”. L’Uva Grisa e i suonatori dell’associazione Agimi si sono ritrovati a Rimini, il 6 marzo 2011, in una festa conviviale organizzata dall’Associazione AGIMI (L’Alba) di Rimini in occasione della Festa della Donna e del XX anniversario dell’esodo albanese in Italia.

Belgio e Francia – In collaborazione con il Comune di Rimini l’Uva Grisa ha partecipato, nell’ottobre 2006, agli scambi culturali di gemellaggio con le città di Seraing (Belgio), città mineraria e di forte immigrazione italiana,  e, nel maggio 2007, di Saint Maur des  Fossés (Francia), alle porte di Parigi, portando la propria musica, i propri canti e balli.

La Sardegna – Invito a Teti (NU), nell’agosto 2010, alla festa di  Santu Sobestianu. Il Santo viene portato in processione dalla chiesa del paese sino a quella campestre di San Sebastiano. I Tetiesi sono molto coinvolti da questa festa per la cui organizzazione, vista la sua durata, un comitato di circa trenta persone, rappresentative dei rispettivi rioni, viene impegnato per alcuni mesi. Nello scenario straordinario del santuario campestre di San Sebastiano il sacro e il profano convivono per otto giorni consecutivi.

Israele e territori palestinesi occupati –  Nell’agosto del 2012 e del 2013 l’Uva Grisa è scesa in Palestina insieme all’associazione A la Calle! di Rimini, per prendere parte alla “Carovana dei Diritti”, una spedizione organizzata in collaborazione con il Palestinian Centre for Rapprochement between people. I musicisti dell’Uva Grisa hanno suonato in diverse località della Cisgiordania, portando la propria musica nei campi profughi di Aida a Betlemme, nella scuola di musica all’interno del centro educativo popolare ‘Angelo Frammartino’ di Beit Sahour, all’Università di Betlemme, nelle strade di Hebron e al Freedom Theater di Jenin. Ogni performance ha coinvolto giovani musicisti palestinesi, che hanno anche partecipato a workshop sui repertori romagnoli. I ragazzi hanno anche eseguito diversi brani della tradizione popolare palestinese insieme ai musicisti dell’Uva Grisa, realizzando cosi uno scambio culturale attraverso l’apprendimento di brani delle rispettive tradizioni. Grazie al progetto “Tunes for Peace” promosso dal Centro Sociale Grotta Rossa di Rimini, 25 ragazzi hanno avuto la possibilità di imparare a suonare uno strumento e di far parte di un’orchestra popolare che lavora sulle tradizioni musicali della propria terra, affermando l’importanza dell’arte come forma di resistenza all’occupazione. Le esibizioni hanno dato luogo a momenti molto apprezzati dalle comunità locali, che sono state coinvolte in momenti di socializzazione e di festa, in luoghi drammaticamente colpiti dalla presenza del muro dell’apartheid, delle colonie e dell’esercito israeliano. Queste esperienze hanno dimostrato ancora una volta quanto il popolo palestinese sia un popolo vivo che ama la vita e che resiste anche attraverso l’arte, nonostante l’umiliante occupazione israeliana. Questi viaggi solidali sono stati incentrati sul tema dello scambio musicale tra Romagna e Palestina, per dimostrare come il linguaggio della musica sia capace di esprimere solidarietà e vicinanza ad un popolo in lotta come quello palestinese.

Paesi Baschi – Partecipazione al festival di musica popolare di Oiartzun nei Paesi Baschi, nel luglio 2014, nell’ambito di uno scambio culturale con Soinuenea Herri Musikaren Txokoa, uno straordinario museo istituito nel 1994. In quell’anno l’etnomusicologo Juan Maria Beltran elaborò un progetto con l’obiettivo di costituire un Centro di Documentazione sulla Musica Popolare, per il quale mise a disposizione l’ingente materiale sulla musica popolare dei Paesi Baschi,  raccolto nel corso di una ricerca a carattere scientifico, portata avanti per  tutta una vita. La Casa della Musica oggi è un punto di riferimento e di incontro per scolaresche, curiosi, studiosi, musicisti e appassionati della musica popolare.

Il nuovo millennio: nuovi processi, adattamenti e trasformazioni  

Nella seconda decade degli anni ‘2000 ci rendiamo conto che il tessuto sociale ed economico in cui il nostro gruppo è cresciuto, le dimensioni comunitarie, i riferimenti politici e culturali che avevano orientato il cammino di coloro che con noi, e prima di noi, si erano occupati del recupero e della valorizzazione della memoria popolare, si stanno smarrendo, perché disfunzionali al modello sempre più globalizzato di società.

Nelle fasce di pubblico che in questi anni si sono affacciate all’universo della musica  e del ballo popolare, si sono osservati processi di forte trasformazione: da un lato l’allargarsi dell’attenzione da parte dei giovani verso balli di provenienza extraterritoriale che si richiamano a tradizioni di altre regioni italiane (Pizzica) ed europee (Balfolk), praticati in forma innovativa, ibrida e decontestualizzata e, dall’altro, la progressiva disattenzione verso i repertori locali e il lavoro di recupero, non solo musicale, ma anche antropologico e identitario, svolto dai gruppi, dai ricercatori, dagli operatori culturali nei decenni precedenti.

La crisi economica mondiale generatasi negli Stati Uniti nel 2007 ha portato, negli anni successivi,  a una contrazione del mercato della cultura e dello spettacolo, con una progressiva riduzione delle richieste di esibizione da parte dei soggetti organizzatori, e a un dimezzamento delle quote economiche disponibili; in questo quadro la maggior parte degli interventi dell’Uva Grisa si realizzano con un’attenzione particolare alle realtà “sociali”, a titolo gratuito o a fronte di un simbolico rimborso delle spese.

Questa nuova situazione genera nel gruppo la percezione di una progressiva marginalità, la necessità di affrontare positivamente la situazione e trovare nuove risposte. Questo clima generale stimola i gruppi storici di suonatori dediti alla musica tradizionale dell’Emilia-Romagna a incontrarsi il 12 agosto 2012 a Monghidoro, in un’assemblea promossa e coordinata dall’Associazione “e bene venga maggio”, per sperimentare un confronto aperto su alcune criticità comuni.  I principali nodi problematici emersi durante quell’assemblea, e in altre tre che si succedono annualmente in altre sedi, riguardano: il  senso di isolamento dovuto alla percezione di essere parte di una cultura residuale, la mancanza di passaggio di valori da una generazione all’altra, il disfacimento del senso di appartenenza. L’esito di queste riflessioni è sintetizzato in un documento costitutivo e programmatico denominato: EMILIA ROMAGNA IN BALLO, finalizzato alla istituzione di un Coordinamento di operatori di tradizioni culturali dell’Emilia Romagna. L’atto è elaborato nel febbraio 2016 da Placida Staro, Franco Benni e da me, su delega dell’Assemblea, e messo a disposizione della comunità regionale.

Il Bello della musica popolare

Oltre al conseguimento di questo documento programmatico, importante per la sua connotazione simbolica, il 2016 segna per l’Uva Grisa una svolta fondamentale, un’inversione di tendenza: se da un lato  si raggiunge il punto più acuto di uno stato di difficoltà, dall’altro questo stato negativo  fa emergere la capacità di affrontare, resistere e riorganizzare in maniera positiva la propria attività. Nel gennaio di quell’anno, in risposta a una situazione resa critica anche da una forte riduzione delle occasioni di intervento sul territorio, stimolati dalla volontà di celebrare il nostro trentacinquennale con un’azione innovativa e di rilancio, abbiamo dato via al progetto “Il Bello della musica popolare. Le musiche della tradizione popolare, forme e pratiche nei contesti attuali, in Romagna e altrove”. Un laboratorio culturale nato dal desiderio di porre al centro la nostra vocazione critica e riflessiva e di raccontare, in contesti appropriati (Centro Sociale “Grotta Rossa” di Rimini e Centro Giovani Kas8 di Bellaria Igea Marina), con uno spirito “leggero” ma non superficiale, i valori/contenuti che ci hanno fatto nascere e che ci hanno tenuti assieme fino ad oggi. L’obiettivo del progetto è stato di condividere assieme ad altri, in uno spazio orizzontale di inclusione e reciprocità, le conoscenze, le esperienze umane, le tecniche, le riflessioni maturate in circa quarant’anni di lavoro continuativo. Abbiamo voluto “aprire la nostra casa”, mettere a disposizione quello che vi si trova per trasformarlo e farlo evolvere assieme ad altri. “Il Bello della musica popolare” è partito proponendo, il primo anno, conferenze tenute da noi sulla musica e la cultura popolare (La Pasquella, i Cantastorie) e presentando il libro di Mauro Platani “Eravamo ragazzi di Monteguidi”. La seconda edizione è proseguita con un programma molto più articolato: un recital di Norma Midani, nostra collaboratrice, in cui ha raccontato la “sua” “Ci ragiono e canto” con Dario Fo; un ciclo di incontri di approfondimento sui balli della tradizione locale; una rassegna di proiezioni sulla presenza della musica popolare nella cinematografia italiana, curata da Julko Albini; la produzione di un nuovo spettacolo di narrazione: “Racconti di veglia. Storie burlesche e  boccaccesche, fantastiche, di magia e di paura, nate e dette in dialetto da Domenico Bartoli, Loris Casadei, Gilberto Casali, Pierluigi Ottaviani”; due incontri, curati da me, intitolati “L’Uva Grisa: autoritratto”, in cui ho raccontato i momenti più significativi della nostra storia, con testimonianze e documenti visivi.

La terza edizione del progetto ha inteso promuovere, in un contesto di gruppo, l’apprendimento delle musiche, dei canti e delle danze locali, reperiti durante il nostro lavoro di ricerca etnomusicologa sul territorio. Abbiamo  attivato per la prima volta, in modo sperimentale, due laboratori a partire dal nostro repertorio di base.

Il  primo, rivolto al canto, è stato tenuto dai cantori dell’Uva Grisa con la partecipazione di Norma Midani, e Gilberto Casali, nostro fisarmonicista e direttore della Corale Bellaria Igea Marina, con queste modalità:

“Ciascun incontro del laboratorio si struttura in due parti: la prima, condotta da Norma Midani, verte sull’analisi del linguaggio del canto popolare, attraverso esercitazioni su  alcuni brani del repertorio nazionale, per  comprenderne i modi esecutivi, l’intonazione, l’armonizzazione, gli orizzonti poetici e comunicativi, mediante l’uso del corpo e della voce. Nella seconda parte i cantori dell’Uva Grisa propongono esercitazioni su alcuni brani emiliano-romagnoli del proprio repertorio; si ascolteranno le fonti di ricerca, per capire le formule originarie con le quali quei canti sono stati concepiti e tramandati; si esploreranno i modi interpretativi adottati dal gruppo per tradurne il senso nei contesti attuali”.

Il secondo è stato rivolto alle musiche strumentali da ballo con questo approccio:

Il laboratorio è condotto da Aldo Veronesi, (violinista dell’Uva Grisa) in collaborazione con altri suonatori del gruppo:  “Nel laboratorio partiremo dalle regole base della musica d’insieme (cosa fare e soprattutto cosa non fare), per poi passare a suonare alcuni brani del nostro repertorio, scoprendo come costruire insieme un arrangiamento (armonie, seconde voci, accompagnamenti). Approfondiremo il rapporto tra musica e danza, come interpretare un brano che accompagna un ballo. Il nostro obiettivo è mettere tutti nelle condizioni di suonare insieme a prescindere dal livello tecnico di conoscenza dello strumento di ciascuno, e (ri)scoprire la gioia di suonare insieme. Anche se sai suonare poche note, capirai come farle nel modo giusto al momento giusto, e sarai pronto per suonare insieme ad altri, divertendoti! Non é indispensabile saper leggere la musica”.

La quarta edizione 2018/2019 ha proseguito i laboratori sul canto popolare, avvalendosi anche della collaborazione di Monica Boschetti, cantante lirica, pianista e compositrice, e sulla musica strumentale del repertorio coreutico romagnolo. Gli iscrittiti ai laboratori di canto e di musica strumentale hanno cantato e suonato con noi alla Pasquella e al Veglione di Sant’Apollonia.

Oggi, nella primavera del 2019, avviandoci alla conclusione della quarta edizione del progetto “Il bello della musica popolare”, beneficiamo pienamente dei risultati conseguiti: essere riusciti – rimettendoci in gioco in prima persona – a smuovere e avvicinare generazioni più giovani al senso e al significato del nostro lavoro; averle rese partecipi di forme e stili musicali radicati sul territorio,  del loro valore espressivo e della forza della loro biodiversità culturale; aver messo insieme una piccola “comunità ritmica ed emotiva”, che gode del piacere e della curiosità di incontrarsi, e di quello, anche sensoriale, di sintonizzarsi cantando, suonando e ballando, e dell’imprevedibilità che tutto questo comporta.

L’Uva Grisa, componenti

Cantori e suonatori:

Giuliano Albini detto Julko (chitarra).

Lorella Amati (voce).

Domenico Bartoli (voce).

Gilberto Casali (fisarmonica).

Gerard Antonio Coatti (trombone, percussioni).

Emanuela Di Cretico (flauti e ocarine).

Gualtiero Gori (direzione artistica, voce, mandolino e percussioni).

Mirco Malferrari (voce, chitarra e percussioni).

Lucia Mazzotti (voce).

Pierluigi Ottaviani (voce).

Gianluca Ravaglia (contrabbasso).

Mario Venturelli (violino).

Aldo Veronesi (violino).

Ballerini:

Gianmaria Angelini, Roberto Bianchini, Angela Leardini, Grazia Melucci, Federico Morini, Giorgia Nespoli, Giuseppe Scandiffio, Ermanna Scarcello, Catia Talacci.

Collaboratori:

Norma Midani (voce).

Gianni Fattini (voce, fisarmonica).

Dianella Gori (ballo).

Pubblicazioni

Cd di ricerca:

  • Gualtiero Gori e Giuseppe Michele Gala (a cura di), “Vecchi balli di Romagna, Saltarelli, furlane e vecchio liscio” . cd vol. 1. Ethnica n. 9, Firenze Ed. Taranta, 1994.
  • Giuseppe Michele Gala e Gualtiero Gori (a cura di), “Vecchi balli di Romagna. manfrine, quadriglie e vecchio liscio”. cd vol. 2. Ethnica n. 17, Firenze Ed. Taranta, 1998.

Cd:

  • L’Uva Grisa, “Alzati su belin che il giorno è chiaro” cd Nota Music, 2004.
  • L’Uva Grisa, “Il Veglione di Sant’Apollonia”, cd Nota Music, 2004.

Partecipazioni a cd antologici:

  • “A Danillo Polka” in Tribù Italiche (Word music from Italy), Emilia Romagna, WM026, EDT, 2002, brano n. 21. Cd allegato alla rivista “World Music” n. 55, Luglio-Agosto 2002.
  • “San Martino valzer” in Behind The Music. Storie di suoni in giro per la Città di Bellaria Igea Marina. Cd antologico, realizzato in occasione del 60° anniversario della costituzione del Comune di Bellaria Igea Marina, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Rimini, anno 2016.

Libri con cd audio allegati:

  • Gualtiero Gori, “La Barcàza. Canti popolari dei pescatori di Bellaria Igea Marina e balli di tradizione della Romagna eseguiti da L’Uva Grisa”. Vol. 1, Rimini, Panozzo, 2008.
  • Gualtiero Gori, “La Società del Marinai. La Sucità di Marinér. Canti popolari dei pescatori di Bellaria Igea Marina e balli di tradizione della Romagna eseguiti da L’Uva Grisa”. Vol. 2,  Rimini, Panozzo, 2008.
  • Gualtiero Gori, “Se dormi svegliati. Serenate, canti d’amore, di nozze e balli tradizionali raccolti in Romagna eseguiti da L’Uva Grisa”. Vol. 3, Rimini, Panozzo, 2011.
  • Gualtiero Gori, “Riveriti lor Signori. Pasquelle e altri canti e balli tradizionali raccolti in Romagna”. Vol. 4, Imola, La Mandragora, 2017.

Libri

  • L’Uva Grisa, “Musica oltre il Muro. La Carovana dei Diritti in Palestina, 23 – 30 agosto 2012. Diari di viaggio”. Rimini, Panozzo, 2012.

Dispense

  • Gualtiero Gori, “Piccola inchiesta del revival delle danze etniche in Romagna”, stampato in proprio, prima edizione  2004 (aggiornata nel 2005); seconda edizione ridotta 2013 (aggiornata nel 2015), pp. 15. Dispensa informativa  sulle origini e l’attualità del fenomeno revivalistico delle danze tradizionali, distribuita ai partecipanti ai corsi sulle danze etniche romagnole tenuti dall’Uva Grisa.

DVD

  • Giulia e Julko Albini, “‘Jalla!’ 23 – 30 agosto 2012. Palestina. Carovana dei Diritti 2012”, documentario filmato, 40 min., prodotto dal Circolo Belfagor di Rimini, anno 2012.

L’Uva Grisa, info e contatti

Gualtiero Gori, Tel. +39 0541 727644 – Mob. +39 338 246 6821

Email gori.gualtiero@gmail.com

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[1] Gualtiero Gori (Igea Marina, 1954) è co-fondatore, direttore artistico e responsabile culturale dell’Uva Grisa.

Si occupa di temi legati al recupero della memoria sociale e alla valorizzazione delle tradizioni locali, privilegiando

l’uso di fonti orali e biografiche. Ha svolto ricerche sulla musica, il canto e la danza tradizionale in Romagna.

È autore e curatore di varie pubblicazioni; fra queste, oltre a quelle dedicate alla musica popolare e all’Uva Grisa, vi sono: Quando il mare brucia. Bellaria Igea Marina: cultura dell’accoglienza e costi sociali nella metamorfosi balneare in una comunità della Romagna (1992). In collaborazione con Stefano Campana e Giuseppe Prosperi: Da Bellaria Igea Marina alle sorgenti del fiume Uso – Appunti per un viaggiatore (1994); con Daniela Bascucci, Cristina Buda, Tiziano Bugli, Maria Cristina Garavini, Roberto Giorgetti: Purazi… Doni! I mangiari nei racconti della gente di mare (1995); E’ magne – I mangiari negli usi dei contadini romagnoli (2002). Ha realizzato i documentari: E l’e ‘rivat i bon amici. I pescatori, i canti, l’osteria, alla festa di S. Antonio Abate di Bellaria Monte (1988-1991); Al Pisàeri. Pescivendole di Bellaria – Racconti di vita (1900-1945); I Sgnur (I Signori). Bagnanti e relazioni di ospitalità alla Cagnona (1930-1940), (2007).

Dal 1991 dirige il Laboratorio di documentazione e ricerca sociale del Comune di Bellaria Igea Marina; presso lo stesso ente, dal 1996 è responsabile del Servizio Beni e Attività Culturali, Politiche Giovanili, Sport. Nel 1993 ha ideato La borgata che danza. Festival di strada di musiche della tradizione orale, e ne è tuttora direttore artistico.