Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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2016: “Il bello della musica popolare. Le musiche della tradizione popolare, forme e pratiche nei contesti attuali, in Romagna e altrove” (2a edizione), di Gualtiero Gori

Presentazione

Lo scorso gennaio abbiamo avviato il nostro 35° anno di attività con un progetto speciale, intitolato Il Bello della musica popolare nel quale abbiamo proposto tre serate di approfondimento culturale dedicati alla Pasquella, ai Cantastorie, alla pubblicazione di una ricerca sulla musica popolare romagnola realizzata da Mauro Platani.

Visti gli esiti positivi di quella prima fase sperimentale abbiamo deciso di rilanciare quell’esperienza offrendo, a chi lo desidera, la possibilità di un appuntamento fisso settimanale dedicato a vari aspetti della musica e della cultura popolare, mettendo in campo un programma curato interamente, con differenti ruoli, da tutti i componenti dell’Uva Grisa.

Questo è stato possibile, innanzitutto, grazie alla disponibilità del Centro sociale Grotta Rossa, col quale collaboriamo ormai da diversi anni, nel quale abbiamo trovato degli interlocutori attenti e rispettosi che ci hanno accolto e fatto vivere questo luogo come fosse un po’ anche casa nostra.

Questa programma è un progetto speciale perché per noi costituisce uno strumento di lavoro per raggiungere i nostri obiettivi, del tutto inedito rispetto a quelli messi in campo fino ad oggi che come sapete sono:

gli spettacoli e recital teatrali

gli interventi di strada nelle feste di paese

le feste da ballo

i corsi di danza

le pubblicazioni di libri e di dischi

Quello che ci ha spinto a farci promotori e organizzatori culturali,  è stato il desiderio di esplicitare, in un contesto più appropriato, e con uno spirito “leggero” (ma non superficiale), i valori/contenuti che ci hanno fatto nascere e ci hanno tenuti assieme per 35 anni fino ad oggi; valori e contenuti legati alla conoscenza del mondo della cultura tradizionale, della memoria orale, della ricerca, che sono legati alle persone che ne sono state testimoni e che nel mondo attuale ne sono eredi.

In questi ultimi tempi ci siamo resi conto che le realtà, le dimensioni comunitarie, il tessuto sociale culturale in cui il nostro gruppo è cresciuto sono radicalmente cambiati: i riferimenti politici e culturali che hanno orientato il nostro cammino e quello di coloro che con noi, e prima di noi fin dai primi anni ’60 si sono occupati di musica-cultura-memoria popolare, sono andati smarriti, anche perché disfunzionali all’attuale modello di società.

E qui voglio citare un inciso che ho letto nel pomeriggio, tratto dalla presentazione dei corsi della Libera Università “Sara Iommi” organizzati da questo Centro sociale:

“Nell’era di internet e della globalizzazione, la conoscenza a portata di click si ferma ai titoli. La scuola è resa luogo di insegnamento, ma senza approfondimento. Così si creano analfabeti funzionali, “individui incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

Trovo che questa riflessione valga anche per gli ambienti legati alla musica e al ballo popolare che vediamo scorrere ossessivamente su face book e che tutti noi frequentiamo.

Il nostro obiettivo è semplicemente di condividere assieme a voi uno spazio orizzontale di conoscenze sulla musica e il mondo popolare, aperto al confronto, in grado di offrire  stimoli di approfondimento.

 

Il calendario che abbiamo preparato è fitto, comprende – includendo questa serata – 20 appuntamenti di cui la metà dedicati alla danza tradizionale del nostro territorio.

Queste serate si alterneranno ogni due settimane, daranno la possibilità di fare pratica, di apprendere e tenere vivo il repertorio che in gran parte abbiamo contribuito a scoprire e divulgare dall’inizio degli anni 90 e da cui hanno preso le mosse tutti i gruppi e le realtà, che da allora sino ad oggi, si sono avvicinati , a qualsiasi titolo, sul nostro territorio, alla musica popolare. Non si tratta di un corso, ma vi potranno essere spazi didattici di messa a punto o rifinitura di qualche danza, come pure la visione di documenti, filmati, di ricerca sulla danza in Romagna, e la proposta di balli che per ragioni di opportunità non abbiamo mai mostrato.

I primi due appuntamenti sono a carattere monografico con una propria specifica caratterizzazione:

Il primo, domenica 9 ottobre, alle ore 15, dopo un pranzo di autofinanziamento dell’Associazione A La Calle, che ha sede presso questo Centro, a cui tutti, prenotando, potete partecipare, sarà un recital che proporrà alcun letture dei diari di viaggio in Palestina scritti da Sara Iommi, una giovane docente universitaria precaria e attivista politica nel sociale e nel mondo del volontariato, scomparsa, purtroppo prematuramente, questa primavera; i diari saranno letti da Sara Visintin, con il commento musicale  di brani mediorientali eseguiti dall’Uva Grisa.

Il secondo appuntamento è dedicato ad una grande cantante e interprete popolare Norma Midani, che lavorò a lungo nello staff tecnico di Dario Fo come costumista, e che fu scoperta da Franca Rame, divenendo una delle principali voci femminili nell’ultima edizione del famoso spettacolo di Dario Fo “Ci ragiono e canto”. Uno spettacolo messo in scena per la prima volta nel 1966 che in Italia fece scuola e, assieme al precedente spettacolo “Bella Ciao” del 1964, gettò i semi della riproposta della musica e del canto popolare o del folk revival italiano.

Norma Midani è stata una grande scoperta anche per noi; conosciuta per caso l’abbiamo invitata a collaborare con noi soprattutto per ciò che riguarda il lavoro vocale e interpretativo dei canti.

Ci saranno poi due serate intitolate “Racconti di Veglia” in cui i componenti dell’Uva Grisa che consideriamo dialettofoni, cioè che sin da piccoli padroneggiano la lingua dialettale, metteranno in campo storie che hanno appreso da bambini, spesso nelle veglie, raccontate dai grandi. A questo progetto abbiamo invitato a collaborare Loris Casadei che fu tra i personaggi di punta dell’Uva Grisa nel primo decennio di vita.

Assieme ai racconti ci saranno musiche e canti inediti o di rara esecuzione.

Un altro percorso della nostra programmazione culturale, avviata lo scorso inverno sui cantastorie riguarda la cinematografia che si è occupata di musica e cultura popolare. Vi saranno tre serate che adesso vi illustrerà, a grandi linee, Julco, il curatore.

Nella parte finale di questo ciclo, oltre alla 26° edizione del Veglione di S. Apollonia, vi saranno due serate nelle quali traccerò una sorta di autobiografia del gruppo dell’Uva Grisa, avvalendomi di appunti e annotazioni e soprattutto di documenti filmati dell’epoca.

 

Gualtiero Gori

Rimini, 30.9.2016

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