Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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2001: “Cantéma, baléma!” Incontri con la musica popolare romagnmola

Comune di Bellaria Igea Marina
Assessorato alla Cultura
Laboratorio di documentazione e ricerca socuiale

“Cantéma, baléma!” – Incontri con la musica popolare romagnmola – Danze etniche romagnole

Corso teorico-pratico di otto lezioni condotto da:
Gualtiero Gori, Alberto Montanari, Mauro Platani, Monica Sangiorgi

Presentazione

Questo corso costituisce la tappa di un percorso di conoscenza e valorizzazione della cultura tradizionale e della musica popolare romagnola iniziato molti anni fa qui a Bellaria, dal Gruppo dell’Uva Grisa per ciò che riguarda soprattutto la produzione di spettacoli e la riproposta musicale, e dal Laboratorio di documentazione e ricerca sociale per ciò che riguarda gli aspetti scientifici e di documentazione.

In particolare il lavoro sulla danza ha assunto una sua sistematicità dieci anni fa, nel 1991, con l’avvio di una campagna di ricerca sulle vecchie musiche e i vecchi balli in uso prima del ballo liscio e che sono risultate praticate, pur in misure diverse, fino agli anni ’50. La ricerca è stata curata da Pino Gala di Firenze e da me ed ha riguardato tutte le provincie romagnole, la Romagna Toscana. Il Montefeltro e la Repubblica di San Marino. Dal materiale raccolto si sono selezionati i brani più significativi ed integri e si sono prodotti due CD editi a cura dell’Associazione Taranta con il contributo del Comune di Bellaria Igea Marina e della provincia di Forlì. Il progetto prevede, ancora, la pubblicazione di un libro con la descrizione delle danze, la trascrizione delle musiche, e molte note sul vissuto delle danze, ed infine una giornata di studi sul ballo romagnolo.

Ma in Romagna la ricerca e la riproposta di musica e danza popolare hanno un altro importante caposaldo, imperniato nell’esperienza del gruppo di musica popolare “La Carampana” di Faenza, animata dal violinista Roberto Bucci, e da alcuni cultori fra i quali vi sono nostri insegnanti: Mauro Platani, Alberto Montanari e Monica Sangiorgi.

Queste realtà territoriali, che possiamo genericamente definire meridionali e settentrionali, fino ad oggi hanno vissuto in ambiti separati, in tanti anni il solo punto di congiunzione è semmai stata la festa della “borgata che danza” che si tiene a Bellaria il terzo fine settimana di Maggio, una festa (su cui torneremo) che raccoglie qualificati musicisti e ballerini popolari da tutta Italia.  Ma a proposito di questa separatezza, da circa un anno a questa parte sono successe alcune cose importanti, che hanno segnato un’inversione grazie a Mauro Platani, ne voglio ricordare due.

La prima riguarda il coinvolgimento di alcuni di noi ad un momento di ricerca. Si trattava di ricostruire e documentare una quadriglia a San Mamante, poco distante da Faenza. Mauro pensò (anche se per ragioni pratiche dato che per fare la quadriglia occorrono un po’ di coppie di ballerini) di estendere l’invito a partecipare a quanta più gente e di diversa provenienza. Ritengo che egli avesse intuito che questa occasione fruttuosa, e giusta da far condividere.  Ricordo che invitare molta gente ad una situazione di ricerca è insolito, perché il lavoro di ricerca si tende a proteggere, magari per eccesso di zelo, per legittima tutela o solo per gelosia.

Il secondo momento è successo alla fine della primavera scorsa ed ha riguardato l’organizzazione, sempre da parte di Mauro, di un corso di danze etniche romagnole che coinvolgesse insegnanti provenienti da più zone della Romagna. è stato il primo corso concepito in quel modo. Ora avvalersi di più insegnanti, quando quelle stesse danze avrebbe potuto insegnarle da solo, significa voler creare le migliori condizioni per un apprendimento che esalti le differenze di stile, il rispetto delle varianti, una delle questioni più importanti per chi si occupa di musica popolare, e lo vedremo.

Avvalersi di insegnanti da aree diverse costituisce il tentativo di mettere in relazione persone, creare un circuito, legittimare e rendere complementari le esperienze e le conoscenze di ciascuno, così difficile da noi che, in epoca di globalizzazione, talvolta, spostarsi solo da Rimini e Cesena (o viceversa) sembra come andare dall’Adriatico al Tirreno.

Ed ancora, unire in un unico contesto i repertori di tutte le vallate romagnole, significa dare concretezza al fatto la Romagna possiede un corpus di balli locali estremamente vasto e differenziato, che ha una sua dignità ed ha forza sufficiente farsi spazio ed ottenere riconoscimento nel mare esterofilo del folk nostrano proteso ai consumi delle danze irlandesi, balcaniche, greche, ebraiche od occitane, ecc.

L’esperimento di Mauro è stato poi in parte ripreso quest’autunno da Alberto Montanari e Monica Sangiorgi nell’ambito della Scuola di musica popolare di Forlimpopoli, che con la danza potrebbe essere stimolata ad avviare un discorso più specifico sulla musica tradizionale romagnola.

Questo suo tentativo è stato per me affascinante, tanto che ho voluto subito cercare di sostenerlo e sospingerlo qui a Bellaria, quindi nel circuito riminese.

Le danze che impareremo sono danze di cui i nostri insegnanti sono stati osservatori, testimoni diretti, cioè le hanno apprese direttamente da informatori anziani e non in altri corsi di danza. Come avrete modo di capire nei prossimi incontri, per chi insegna o per chi fa riproposta di musica popolare, saper fare i conti con la ricerca sul campo, costituisce per me un fatto ineludibile.  Queste danze sono, per lo più, a noi sconosciute, per cui le impareremo tutti per la prima volta. Potremo continuare a praticarle nelle prossime feste che faremo perché cercheremo, nei limiti del possibile, di farle rientrare nei repertori dell’Uva Grisa e, magari, della Carampana che, in parte già le ripropone perché appartengono più direttamente all’area settentrionale.

Infine, due parole sulla struttura del corso. Saranno otto incontri consecutivi, i primi due, condotti da Mauro, gli altri da Alberto e da Monica. Io avrò il compito di sostenere la cosiddetta parte teorica, per la quale chiederò ogni volta mezzora di tempo e che si collocherà a metà della serata, dalle 21.45 alle 22.15. Ma più che una parte teorica sarà uno spazio di riflessione abbastanza libero sui contenuti della cultura e della musica popolare e sulla mia esperienza di ricerca e di operatore culturale qui a Bellaria.

21.2.2001

Gualtiero Gori

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