Gruppo di musica etnica e tradizionale della Romagna

L’Uva Grisa nasce a Bellaria Igea Marina (RN) nel 1981 come esperienza artistica, di ricerca e aggregazione intorno alla cultura tradizionale della Romagna. Il suo lavoro è rivolto alla conoscenza critica e alla pratica degli antichi repertori di musica, canto e danza; alla valorizzazione dei modi espressivi della cultura orale e le forme di socialità ad essi legate

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2007: Diari di Parigi di Domenico Bartoli

DIARI DI PARIGI 25/28 Maggio 2007. 

Nell’ambito degli scambi culturali di gemellaggio 

fra le città di Rimini e Saint Maur des  Fossé (Francia)

Parigi, O Cara…

di Domenico Bartoli

 Venerdì 25 maggio ( La partenza ) Ci risiamo, dopo la memorabile trasferta dell’anno scorso a Seraing dove credevamo di aver raggiunto il massimo, adesso ci apprestiamo a partire per un’altra città gemellata con Rimini e precisamente “ Saint-Maur des Fossés “, che si trova a neanche una ventina di chilometri da Parigi. Qualcuno, forse un po’ malizioso, a questo punto potrebbe pensare : – Ma dove pensano di voler arrivare questi “pellegrini” ? –  E invece noi, giustamente, non ci facciamo impressionare nemmeno dal fatto che questa volta la trasferta all’estero si effettuerà in aereo e ci facciamo trovare tutti all’aeroporto di Miramare verso le 18,30. Fra le varie opzioni che avevano preso in considerazione quelli del Comune di Rimini, Pulman, Treno e Aereo, proprio su quest’ultima era caduta la scelta, per una ragione economica : si poteva sfruttare l’opportunità di un viaggio “low cost” con una spesa di appena 60 euro a persona andata e ritorno, davvero una “bazzecola”.

Mi accompagna la Lidia verso le 18,00 e, come spesso mi accade, sono il primo ad arrivare, ma poco dopo ecco l’inconfondibile sagoma di Julko accompagnato dalla Vittoria. Anche lui, come me, è un po’ in apprensione per il viaggio in aereo, anzi lui più di me perché è al suo “battesimo del volo”. Ma per non perdere la solita brutta abitudine di badare a non “perderci”, mi accingo ad elencare i componenti dell’Uva Grisa, anche se questa volta il decano del gruppo è Mario Venturelli. Così come mi vengono in mente e non in ordine d’importanza, ci sono Julko, Nino, Ermanna, Pierluigi, Gualtiero, Angela, Mirco, Catia, Lucia, Gilberto, Antonio, Mario, Aldo, Grazia, Roberto, Giorgia, Giuseppe, Gianluca, Gianni e Domenico. Siamo in 20 come nella precedente spedizione in Belgio, ma questa volta si nota una certa euforia fra alcuni componenti del gruppo che, per ragioni indipendenti dalla loro volontà ( sarà, ma si nutrono ragionevoli dubbi in merito ) hanno dovuto lasciare a casa le loro mogli. Si tratta di Pierluigi, Gilberto e Gianni. Sui loro visi e negli atteggiamenti briosi si possono leggere chissà quante nascoste intenzioni … “ Paris la nuit … Le Moulin Rouge, les Folies Bergères, Montmartre “. Insomma si tratta di tre buontemponi di lunga e collaudata frequentazione in una situazione di libertà particolare, cioè a dire ”a briglia sciolta” e allora bisogna pure lasciarli “sognare”, “n’est-ce-pas ? “ Intanto, però, si deve stare in fila per il “Security Chec” e mentre gli stranieri sono calmi e silenziosi, noi italiani naturalmente mordiamo il freno e ci facciamo notare, come al solito.

Nel passaggio attraverso il “Metal Detector” ci spogliamo di tutti gli orpelli metallici, financo le cinture e il più controllato e tastato da tutte le parti è proprio Nino che non riesce a capacitarsi di cosa possa avere addosso da provocare il segnale di allarme.Coi nostri biglietti in mano usciamo dal terminal e invece che finire sull’aereo finiamo direttamente sulla pista, da dove ci dirigiamo a piedi per l’imbarco. Salendo la scaletta mi giro verso Pierluigi che continua a documentare con la sua macchina digitale e gli dico di dare un’occhiata alle gomme dell’aereo, chè mi sembrano un po’ sgonfie … Torneremo a toccare questo suolo sani e salvi lunedì sera ?? Sull’aereo per alcuni suonatori sono previsti dei posti liberi accanto a loro per gli strumenti, come Mirco, Julko e Gianluca con le loro chitarre. Quest’ultimo, vista l’impossibilità di portarsi appresso il contrabasso, ha optato per la chitarra-basso, che ha preso in affitto. Qui fra una cosa e l’altra siamo ancora a rullare sulla pista e sono già le 20,10 anche se certamente durante il tragitto recupereremo parte del tempo perduto. Ma adesso che ci siamo staccati da terra con questo aereo della compagnia francese ”Aigle Azur”, vediamo come siamo sistemati a bordo. A me è toccato il posto n° 26 D che, oltre ad essere situato all’altezza delle ali, mi riserva il posto proprio verso il corridoio, così non potrò osservare il panorama, ma a Nino e ad altri è andata meglio. Di fianco a me, anche lui sul corridoio, siede Gualtiero che, forse per distrarsi o forse per calmare l’inquietudine che tiene nascosta, chiede all’hostess una penna che scriva perché la sua non funziona. Dietro Gualtiero sono collocati Giuseppe e Mirco, mentre Venturelli sta dietro di me. Dalla cabina di comando ci perviene il “bienvenus”, ma nello stesso tempo veniamo informati che su Parigi si è abbattuto un temporale ( un “orage”, come dicono loro ) con un forte calo della temperatura : allegria ! Julko torna a toccarsi scaramanticamente in basso unitamente a Gilberto e Gianni che, nonostante in effetti abbiano già volato su di un piccolo aereo da turismo, considerano questo il loro vero  ”battesimo del volo” e una certa strizza ce l’hanno. Fra le tante informazioni anche quella che infierisce ulteriormente sui poveri “tabagisti” costretti a fare a meno delle loro boccate di nicotina : “ C’est absolument défendu fumer dans la toilette … “ Non posso nemmeno rincuorare Mirco a parole perché è troppo distante, ma qui in effetti è una situazione in cui, purtroppo, il discorso di gruppo va a farsi friggere e non c’è proprio verso d’intavolare una qualsiasi conversazione. Sono seduto a fianco di due signore francesi ancor più stagionate di me che parlano fitto fitto e velocissime, troppo veloci perché possa cogliere il senso compiuto della loro conversazione. Io cerco di sbirciare per cogliere un po’ del panorama che si snoda sotto di noi, ma devo rassegnarmi e confesso che mi provoca un certo senso di oppressione non poter guardare fuori. Alle 20,45, però, ecco il diversivo che ci scuote un po’ dal torpore : la compagnia aerea ci offre una frugale cena consistente in 1 tartina di pane integrale con paté, 1 panino dolce con formaggio, 1 dessert e 1 aranciata. Nel frattempo veniamo informati ( rigorosamente in lingua francese e inglese, dato che l’italiano proprio nei viaggi internazionali viene completamente ignorato ) che a Parigi si annuncia una temperatura sui 17 gradi con un salto di oltre 10 gradi rispetto a Rimini. Ci verrà il raffreddore come alla Lucia che vediamo correre verso la toilette e che c’informa di avere già un forte abbassamento di voce ? Già che ci penso e anche se non ne avverto la necessità, mi verrebbe voglia di andare anch’io alla toilette perché sull’aereo non l’ho mai fatta e chissà che sensazione si prova … Prima ho detto che qui non si riesce ad imbastire un minimo di conversazione e mi devo ricredere : Giuseppe, il nostro “public relation man”, che in francese riesce a  disimpegnarsi bene, è già entrato in comunicazione con le due giovani donzelle sedute di fianco a lui e certamente si saranno scambiati i relativi indirizzi. Io sono certo che se dovessero capitare a Rimini durante la prossima estate, lui le convincerà senz’altro ad iscriversi all’associazione culturale “Fermento Etnico”. Stiamo per atterrare sull’aeroporto di Orly, ecco, abbiamo toccato terra e sono circa le 22,00. I francesi battono le mani, mentre noi italiani rimaniamo piuttosto freddi, ma non appena siamo scesi dall’aereo, lungo quei corridoi che non finiscono mai, si scatenano i cellulari per avvisare subito i vari parenti che siamo ancora sani e salvi.  A questo punto non posso fare a meno di ascoltare, proprio davanti a me, Gilberto che, certamente ringraziando dentro di sé tutti i santi e la Madonna per averlo protetto, grida al telefono a sua moglie : – E’ stato meraviglioso, meraviglioso ! Dobbiamo tornarci a Parigi in aereo ! – E’ piuttosto insolito, invece, che lungo questi interminabili corridoi non uno dei numerosi tapis roulants sia in funzione. Ma allora è come in Italia ? Oppure con l’avvento alla presidenza di Sarkozy in Francia hanno cominciato ad adottare delle drastiche misure per il risparmio energetico ? A questo punto interpello Nino e lui mi riporta ad una situazione più terra terra. – Va là, pataca, sapendo che arrivavano un gruppo di “pellegrini” come noi dell’Uva Grisa, non si sono nemmeno scomodati a metterli in funzione. Questo ti dà l’esatta misura di quanto loro ci tengano in considerazione. Noi siamo “les italiens” ! – Beh, insomma, adesso che stiamo per arrivare a ritirare i nostri bagagli ecco che ci si fanno incontro i nostri due accompagnatori con tanto di cartello in mano con la scritta  Uva Grisa e questo ci conforta assai. Conosciamo già i loro nomi, Georges e Jacques, e dopo brevi convenevoli andiamo assieme a loro a ritirare i bagagli. E qui ci vuole una quasi mezz’ora perché tutti riescano ad entrare in possesso delle valigie, ma l’ultimo che rimane ancora lì per buoni dieci minuti senza riuscire ad individuare il proprio bauletto è Gianni, così Pierluigi ne approfitta per farlo arrabbiare. ( Mo cum èla ta n’arcnòss pió gnènca la tu valìsa ? ). Fuori dall’aeroporto, respirando l’aria fresca di Parigi e trascinando i nostri bagagli, saliamo sul pulman ( più o meno come quello del viaggio a Seraing ) che in pochi minuti ci trasporta sino al nostro Hotel ETAP de Sucy en Brie, dove Georges e Jacques ci consegnano le nostre “cene al sacco” : 2 tartine, mezzo litro di acqua minerale, una mela a testa e un po’ di ciliegie. A quest’ora (  sono quasi le 23,30 ) meglio non appesantirci lo stomaco e riposare adeguatamente perché domattina dovremo alzarci presto : colazione alle 7,30 e partenza alle 8,30. Ma il bello deve ancora venire perché non siamo ancora entrati nell’hotel e i nostri accompagnatori ci spiegano che l’accesso è regolamentato da un “codice “che viene assegnato ad ogni camera prenotata, così digitando su di un apposito quadrante posto sia sul portone d’ingresso che sulla porta della camera stessa, la porta si apre, altrimenti si rimane fuori. Dunque, vediamo le sistemazioni nelle varie camere. Ogni camera può ospitare sino a tre persone, ma in effetti solo io, Nino e Julko siamo riuniti in un’unica camera ( la n° 124 ) col solito criterio : “russatori compatibili” dalla convivenza già sperimentata. Poi ci sono le coppie ufficiali, Gualtiero-Angela, Mirco-Catia, Aldo-Grazia, quindi le coppie “virtuali” Pierluigi-Gianni ( io questa la chiamerei coppia “esplosiva” e quel che succederà nella loro camera sarebbe davvero bello poterlo documentare con una cinepresa a circuito chiuso ), Giuseppe-Gianluca e Lucia-Ermanna. Ad Antonio e Gilberto era stata prenotata una camera a testa in previsione della presenza delle rispettive consorti, così possono godere del privilegio della camera da “single” con un letto matrimoniale a disposizione … ( “Honny soit qui mal y pense !” ). Viene assegnata, infine, una camera individuale a Mario Venturelli in considerazione della sua anzianità. Adesso proviamo a mettere in atto il nostro codice di accesso, ma quando Julko digita il numero che ci hanno assegnato in effetti la porta n° 124 si apre, ma dal letto si alza con un gridolino una giovane donzella in costume adamitico che corre a rinchiuderci la porta in faccia. Altro mal non venga, ci diciamo noi guardandoci in faccia, ma in effetti adesso non riusciamo a capacitarci di cosa sia successo. Nino si spancia dalle risate, ma non è come ipotizza lui una “casa da appuntamento”. Si tratta molto più semplicemente di un errore del portiere addetto all’assegnazione dei codici : noi in effetti abbiamo assegnata la camera n° 214 al primo piano e così, finalmente, riusciamo ad entrare e a riporre i nostri bagagli ( a dir il vero con qualche difficoltà perché lo spazio per tre persone qui dentro è davvero insufficiente ). Subito dopo, però, Julko esce per andare a fumare un’ultima sigaretta fuori e anche per fare due chiacchiere, oppure per cercare nuove avventure, chissà … mentre io e Nino cerchiamo di sistemarci dopo aver addentato le due tartine e fatto fuori un bel po’ di ciliegie. A me manca l’aria qui dentro ! – provo a dire a Nino. – E’ la modernità che avanza, caro Domenico, e siamo ormai prigionieri di vari codici  che ci perseguitano, ma anche a questo faremo l’abitudine ! –

Ritorna intanto Julko da suo tentativo di “evasione”, raccontandoci, mesto, che non sono riusciti a trovare nemmeno un bar aperto nei paraggi e quindi ha dovuto sorbirsi la sua bottiglietta di acqua minerale “Volcic” per digerire le due tartine della cena.  Cerchiamo di sistemarci come meglio possiamo, rimpiangendo il nostro “bunker” di Seraing, perché qui ci si può muovere solo uno alla volta. Io decido di dormire nel letto a castello, cedendo il letto matrimoniale a Julko e Nino per la prima volta in una non molto chiara situazione di “more uxorio”. Prima di spegnere la luce e intanto che Julko tenta invano di andar di corpo dentro al cesso, io e Nino parlottiamo meditando sulle incredibili situazioni in cui veniamo coinvolti alla nostra età, però domani è un altro giorno e a me viene in mente quella bella “romanza” della TRAVIATA : “ Parigi, o cara, saluteremo …”

Sabato 26 maggio ( La Quadriglia sotto la Tour Eiffel ) Notte agitata per me e Nino, che russa con un ottimo ritmo e ad un certo punto comincia a lamentarsi forte come in preda ad un incubo. Lo sento che si alza per andare a pisciare : sono le 4,30 e io lo seguo un’ora dopo. Julko dorme come un angelo e non sente nemmeno il rumore delle forti scorregge di Nino che rimbombano all’interno del “loculo-doccia”. Sostiene Gualtiero, che la rete di Hotel ETAP è l’ideale per viaggiare perché permette di dormire in molti paesi europei a prezzi ragionevoli ( 40 Euro a notte in questa rete di 370 hotels diffusa in quasi tutta l’Europa ), ma io sono del parere che questo può andar bene per le persone più giovani e non per tutti. Capisco che per quella cifra non si possa pretendere gran che, ma soffermandomi su alcuni particolari dei loro dépliants pubblicitari leggo : “La colazione : prendetene a volontà ! Voi avrete a disposizione ogni tipo di pane, crostini, brioches, marmellate, burro, miele …”  In effetti oltre al caffè, il latte e alcune bibite con due-tre tipi di pane e marmellate varie, non è che ci fosse poi tutta questa possibilità di scelta e in quanto alla camera mi soffermo soltanto alla definizione di quella che loro definiscono una “salle de bains” : beh, veramente io la definirei poco più di un “buco” con waterino incorporato. Naturalmente, anche se si tratta di costruzioni abbastanza recenti, l’idea che all’interno delle stesse ci fosse un “bidet”, riconosco che era una mia idea molto, ma molto ingenua. Alle 8,00 siamo già pronti quasi tutti e poco dopo arrivano solleciti anche Georges e Jacques e il pulman guidato da Pierrick, un simpatico autista originario della Guadalupa. Cerco di radunare l’ensemble dell’Uva Grisa, ma questa volta non sono Aldo e la Grazia a ritardare, ma bensì il nostro Direttore Artistico assieme alla consorte. Tutti pensano, rifacendosi all’esperienza del viaggio in Belgio, alla solita particolare esigenza di Gualtiero di poter rimanere da solo per riuscire “a farla”, ma, sostiene Pierluigi, la ragione del ritardo sta nel fatto che i due incriminati hanno voluto fare un’ulteriore “sveltina” stimolati dalle “orge” che si sono scatenate durante la notte nella camera dell’Ermanna e della Lucia ( stanza n° 106, ma il “codice” è segreto ). Non vorrei dar peso alle solite “malelingue”, ma in effetti sono abbastanza sbattuti tutti due, specialmente Gualtiero. E sempre a dar credito alle voci di corridoio, comincia ad aleggiare una sorta di mistero circa certe “notti brave” all’interno di alcune camere. Ma sarà proprio vero che la “strana coppia” di buontemponi ( Pierluigi e Gianni ) sia riuscita ad intrufolarsi nell’unica camera delle due donne sole essendo venuti (non si sa come) in possesso del loro codice di accesso ? A noi per ora non è dato sapere quel che sia successo, ma in effetti sia Ermanna che Lucia, a guardarle bene, non sembra che abbiano dormito abbastanza. Ma non c’è tempo per abbandonarsi alle chiacchiere : è ora di partire per il nostro primo intervento al Mercato di ADAMVILLE.  Partiamo mettendocela tutta, ma in effetti sono appena le 9,00 e di gente ancora non è che ce ne sia molta. Passiamo attraverso i vari banchi, dall’abbigliamento all’orto-frutta, da quelli del pesce a quelli della pasticceria, ma il livello di coinvolgimento delle persone che passano a far la spesa è piuttosto basso, anche se sembrano favorevolmente colpiti dalle nostre esibizioni.  In effetti suonare e soprattutto cantare così presto al mattino non è proprio l’ideale, come ci conferma il maestro Casali e Venturelli ( che come al solito s’impegna sempre al massimo con il suo violino ) afferma che “ Na, na, sa vòt sunè, l’è tròp prèst e parèccia zèinta l’è ‘ncòura in te’ lèt ! “ I nostri due accompagnatori oltre a guidarci attraverso i vari settori del Mercato, si danno da fare con un volantinaggio per pubblicizzare la grande festa di domani, la ” Promenade sur les bords de Marne “, con un programma nutritissimo a partire dalle ore 14,00, all’interno della quale è prevista la cerimonia ufficiale per il 40° anniversario del gemellaggio fra Saint-Maur-des-Fossés e Rimini e l’intervento del nostro gruppo. Il secondo intervento al Mercato di CHAMPIGNOL, assomiglia al primo e per quanto ci si dia da fare, la situazione non cambia di molto. Forse qui c’è qualche genitore con figli al seguito che si ferma più a lungo ad ascoltare e ad osservare, ma in sostanza non è che siamo molto soddisfatti. Con Jacques e Georges scambiamo qualche battuta sull’andamento “lento” della mattinata, ma sembra che per loro vada tutto bene. Ci avviamo verso il ristorante LE GOURMET perché è già mezzogiorno e qui ci hanno preparato dei tavoli all’aperto, in un giardino con una bella copertura in legno. La pioggia della notte ha mantenuto la temperatura sui 17° e si sta veramente bene. Il “menu” prevede antipasti a base di crostini, poi una specie di “cassone” con ripieno di olive unitamente ad insalata, cui fanno seguito una bistecca con tortino a base di patate, il tutto annaffiato con del buon vino rosé e vino rosso. Si sta bene in questo giardino e noi, dopo il caffè, provvediamo a tirar fuori gli strumenti e le nostre voci per suonare, cantare e ballare, riuscendo a coinvolgere altri clienti, che alla fine sembrano molto divertiti. Gualtiero, che per tutta la mattina non era riuscito a “carburare” bene, ora, forse per rilassarsi, tira fuori un bel sigaro “avana” che cerca di assaporare con ampie boccate. A questo punto, con lo stomaco pieno, ci starebbe bene una “pennichella” o meglio un “parlózz” (come diciamo noi in Romagna), ma il programma, questo cavolo di programma recita : ore 14,30 = Visita al Museo di Saint-Maur – 5 rue Saint-Hilaire, Biennale della Stampa  “Prossimità e Orizzonte”. E come se non bastasse, a seguire la visita all’Artothèque, Galleria Comunale di prestito d’opere d’arte. Non sono ancora le 15,00 e, trasportati dal solito pulman, ci ritroviamo davanti al Museo di Saint-Maur in attesa dell’arrivo della responsabile che ci farà da guida. E qui il nostro Direttore Artistico, che dovrebbe precederci e prenderci quasi per mano, all’improvviso accusa un forte malessere che lo costringe a distendersi su di una panchina del giardino che circonda il Museo stesso. Ma cosa gli avrà fatto male ? Avrà esagerato nel trangugiare avidamente il dessert al ristorante, o sarà colpa del sigaro ? Mentre l’Angela ed altri cercano di assisterlo e noi siamo ancora in attesa dell’arrivo della nostra guida, mi diventa improvvisamente tutto molto chiaro : ma sì, si tratta proprio di un aspetto della famosa ”Sindrome di Stendhal”, cioè a dire di quel particolare malessere o stordimento che dir si voglia, a cui vanno soggette alcune persone particolarmente sensibili, quando si trovano davanti a delle opere d’arte.  Sì, osservano i più, ma lui ancora non è nemmeno entrato nel Museo e quindi come fa a sentirsi male ?? Ed è proprio qui che casca l’asino ! Gualtiero è talmente sensibile alla “fascinazione” delle opere d’arte, che al solo sentirle nominare viene colto, appunto, dalla Sindrome di Stendhal e del resto a riprova di questo, mi viene in mente il suo rifiuto di entrare nelle belle chiese della città di Liegi. Anche se lì il malessere che si era manifestato era stato più lieve, tuttavia si era seduto su di una panchina fuori dalla chiesa, mascherando il tutto con la sua intenzione di osservare i passanti. Lui certamente è ben cosciente di questa sua particolare affezione, ma ora lo sappiamo anche noi e certo riusciamo a capirlo meglio. La responsabile del Museo è proprio brava e le sue spiegazioni in francese sono abbastanza comprensibili dalla maggior parte di noi che seguiamo in religioso silenzio, ma in questo particolare momento “post-prandiale” lo spostarsi da una stanza all’altra se non diventa una “tortura” poco ci manca. E in effetti in breve tempo mi accorgo che la maggior parte del nostro gruppo si è silenziosamente defilata, magari giustificandosi col fatto che Gualtiero stava male. Io con Nino e la Catia e forse qualcun altro, resistiamo sino alla fine, quando, a non farci vergognare dello sparuto seguito, arrivano il nostro sindaco Ravaioli con consorte e delegazione comunale. Con loro ci avviamo a questa particolare Galleria Comunale di prestito di opere d’arte, che io francamente non conoscevo. In effetti con una modesta somma qui si può affittare per un certo periodo di tempo un’opera d’arte di artisti abbastanza quotati e tenersela a casa propria. Ecco, ora le visite ufficiali sono finite e qui comincia uno di quei momenti “magici”, che uno non si aspetta, che non può prevedere e che caratterizzano forse tutta l’esperienza di questa “avventura” del gruppo dell’UVA GRISA in Francia.  – E a Parigi non riusciamo a passare ?? – Già, a Parigi, ma che rispettando l’intenso e articolato programma d’intervento, noi non avremmo potuto nemmeno vedere, a meno che … A meno che qualcuno non riuscisse a forzare la mano … Così la voglia di “evadere” e l’insistenza di alcuni di noi sortisce gli effetti desiderati e dai nostri accompagnatori otteniamo la promessa di portarci con il pulman a visitare quella che è, a ragione, considerata una delle capitali europee più affascinanti. Anzi Georges e Jacques si dimostrano così disponibili da prometterci anche un’ulteriore visitaa Parigi domani sera, in “notturna” e noi non possiamo che ringraziarli sentitamente. Ma, dico, e …Gualtiero, come se la caverà ? Niente paura, con l’assunzione di una forte dose di pastiglie contro il mal d’auto, andrà tutto bene. Rimarrà un po’ rincoglionito, ma riuscirà a sopportare decentemente questa autentica “full immersion” nelle opere d’arte. E così partiamo con il nostro simpatico autista della Guadalupa che procede lungo la “rive gauche” della Senna e con l’ausilio straordinario di due ottime guide turistiche, quali possono essere considerati sia Georges che Jacques. E io, povero provinciale sprovveduto e squattrinato, ormai rassegnato a non viaggiare per il resto della mia vita, posso, in questo caso, approfittare di questa straordinaria opportunità e non ho abbastanza occhi per ammirare tutto quello che vedo, né orecchi per ascoltare Georges e Jacques che si integrano a vicenda nelle spiegazioni. Da dove cominciare ?  Costeggiando la Senna con un procedere lento, possiamo ammirare un po’ tutte le attrazioni turistiche, Notre Dame, Le Pont Neuf, l’Arco di Trionfo, La Conciergerie, Place de la Concorde, i Giardini delle Tuileries, il Louvre. E tutti i “bouquinistes” del Lungo-Senna, che sono una moltitudine e a questo proposito la Catia ci confessa che le piacerebbe fare la vita di questi piccoli commercianti in un ambiente così suggestivo. Naturalmente le solite “malelingue” equivocano subito sul termine “bouquiniste” e le “cazzate” in proposito si possono facilmente immaginare. E l’elenco non finirebbe più, ma mi fermo alla Tour Eiffel, sotto alla quale noi ci fermiamo davvero con i nostri accompagnatori, mentre Pierrick continua a girare con il pulman alla ricerca di un parcheggio introvabile. Qui, sotto questo monumento divenuto ormai universalmente il simbolo di Parigi, io ho come l’impressione di perdere il senso delle dimensioni temporali e quasi mi sento “stranito”, proprio come Gualtiero, a causa di questa ormai nota Sindrome di Stendhal. – Que de monde ! – , mi verrebbe da dire con un luogo comune, ma la gente che c’è qui è davvero incredibile, una vera e propria marea. Individui provenienti un po’ da tutto il mondo e due interminabili file di persone che pazientemente aspettano il loro turno per fare il biglietto e salire sulla torre. Sì, Parigi, forse come poche altre città al mondo, vive un turismo di massa, ma ciononostante non si ha l’impressione della concentrazione caotica di altre metropoli. Ma torniamo alla Tour Eiffel. Ecco io, forse uno dei pochi non munito di macchina fotografica digitale né di video-telefonino, posso solo cercare di catturare le intense emozioni che mi assalgono. La sensazione di essere di fronte a qualcosa quasi fuori del tempo, penso di averla provata solo di fronte al Partenone ad Atene nel lontano anno 1977.  Ma noi dell’UVA GRISA ora siamo qui sotto questa torre a discutere se metterci in fila per poter fare il biglietto e salire.  – Come, siamo sotto la Tour Eiffel e non ci saliamo sopra ?? – – Ma, scusa, prova a ragionare. Abbiamo solo 50 minuti a disposizione e quando saremo riusciti a fare i biglietti con quelle due interminabili code, sarà già ora di ripartire, per cui nemmeno a pensarci. – E in effetti, dato che abbiamo avuto l’ottima idea di portarci appresso gli strumenti, quale straordinaria occasione migliore di questa per esibirci alla nostra maniera come “artisti di strada” ? Così oltre a fare i turisti e a documentare con innumerevoli foto e riprese filmate, diventiamo anche protagonisti attivi e cominciamo a ballare prima fra di noi ( il Bergamasco e il Saltarello ) e poi coinvolgendo gli altri turisti con la Vinchia, una Manfrina e soprattutto con la Quadriglia. Signori miei, una Quadriglia sotto la Tour Eiffel non è una cosa da tutti i giorni e d’ora in poi a chi vorrà sapere in quali posti siamo intervenuti, Gualtiero potrà con orgoglio mostrare la foto che ci ritrae sotto questo monumento. Questo a livello promozionale penso che sia proprio il ”non plus ultra”. La gente che non balla con noi rimane a guardare molto divertita e fotografa, fotografa a più non posso, mentra tre “para” della “Sureté Nationale” con basco verde e fucile mitragliatore a tracolla ci controllano a distanza. Noi, in effetti non abbiamo riposto in terra alcuna custodia per un’eventuale questua, come di solito fanno i suonatori ambulanti e quindi forse destiamo qualche sospetto.  Giuseppe, che ha condotto con abilità la Quadriglia, non sembra però soddisfatto, non si sente gratificato di questa nostra straordinaria esibizione e una ragione c’è. E’ alla affannosa ricerca di un negozio “Videofone” perché gli si è scaricato il telefonino e, oltre a comunicare con i familiari, forse vuole mettersi in contatto con qualcuno del  Fermento Etnico per socializzare l’eccezionalità della nostra escursione.

Lasciando a malincuore la Tour Eiffel, saliamo di nuovo sul nostro pulman dopo esserci contati, operazione per la quale mi attivo continuamente assieme ai nostri due accompagnatori, dei quali vorrei sapere qualcosa di più.  Parlando con Georges vengo a sapere che fa parte, come Jacques, del Comitato per il Gemellaggio, ma che sino all’età di 60 anni ( ora ne ha 70 ) ha lavorato nell’ambito sanitario come “optometrista” soprattutto nel settore della formazione. Dopo essere andato in pensione, attualmente ricopre la carica di vice-presidente del Comitato di Gemellaggio con le varie città, ma mi confessa che intende candidarsi come consigliere comunale alle prossime elezioni. Di Jacques, sempre incredibilmente solerte nell’assecondare le nostre richieste, sappiamo ancora poco, oltre al fatto che fa parte anche lui del Comitato per il Gemellaggio e che in passato deve aver svolto l’attività di impiegato con la ditta MICHELIN, in ogni caso provvederemo a sondare meglio il terreno attraverso le indagini, sempre molto discrete, del nostro addetto alle pubbliche relazioni che, come ben sapete, è il nostro Giuseppe. Tornando da Parigi ci fermiamo a prendere qualcosa in un bar proprio di fronte alla piazza della Bastiglia e quindi proseguiamo il nostro percorso turistico, questa volta lungo la Rive Droite, rivedendo i principali monumenti della città, sicchè possiamo davvero affermare di aver fatto proprio “il pieno” per quanto riguarda gl’interessi di carattere artistico. Ma ora mi viene spontaneo osservare il nostro Gualtiero. Cosa ne pensa di questa giornata e soprattutto come sta ?  E’ visibilmente soddisfatto dell’escursione e anche fisicamente sembra star bene. Si torna a Saint-Maur e qui ci fermiamo a cena al ristorante “ Le Gourmet “, dove possiamo gustare come “entrée” dei crostini con patè di olive nere, a cui fanno seguito dei tortini con pollo e gamberetti e per finire una bistecca unita ad uno sformato di patate. Alcuni preferiscono la pizza alla bistecca, ma a sentire quelli dal palato fine, sembra non fosse molto buona. Nino, che forse aveva una bella fame, afferma invece che era ottima, ma a me sembra che qui non si faccia altro che mangiare.

Potevamo lasciare il ristorante senza aver cantato ? No davvero e infatti dedichiamo delle serenate a delle giovani pulzelle sedute ad un tavolo vicino, che sembrano apprezzare. Ma quando poi, favoriti dalle abbondanti libagioni, si lascia briglia sciolta a degli autentici protagonisti del bel canto quali Gianni, Pierluigi e Mirco, si sa quando s’incomincia, ma non quando è l’ora di staccare. Gualtiero richiama un po’ all’ordine e torniamo al nostro Hotel Etap per riposare le nostre stanche membra, anche se il riferimento non può adattarsi alle nostre giovani leve e ai ringalluzziti Gianni e Pierluigi, i quali nutrono chissà quali progetti per questa notte. Io nel frattempo, che assieme a Nino e a Venturelli non vediamo l’ora di abbandonarci fra le uniche, realistiche braccia che ci rimangono, quelle di Morfeo, sono preoccupato per il nostro “susafonista”, che abbiamo abbandonato da solo per le vie di Parigi. Avrà trovato i suoi amici ? Avendo ormai girato mezzo mondo e conoscendo bene anche diverse lingue, non avrà avuto problemi, ma alcune “malelingue” ( le solite …) nutrono qualche dubbio in merito a questi “amici”, tenuto conto della sua determinazione a rimanere per 4-5 ore a Parigi e per di più di notte. Ma lasciamo perdere e dopo il mio quotidiano svuotamento intestinale provo a prender sonno. “ Parigi, o cara, saluteremo …”

Domenica 27 maggio ( Paris la nuit – L’ultimo “metro” ) Anche se i “codici “ di accesso alle camere sono cambiati, noi siamo rimasti sempre gli stessi, ma questa mattina fa molto più freddo di ieri e bisogna tenersi addosso il giubbotto. Pierluigi e Gianni sono euforici questa mattina e nel raccontarci delle loro sortite notturne col favore dei “codici”, affermano che ne hanno fatte tre ciascuno ( di pisciate, s’intende e queste con la complicità della prostata ), dopodichè le loro partners hanno alzato bandiera bianca sfiancate dai loro assalti. ” Sgònda Venturelli j ha durmì tótt dó cmè j ànzul … “ e io sono d’accordo con lui. Cominciamo il nostro intervento al mercato centrale di LA VARENNE, partendo dal piazzale davanti al Museo, dove ci concediamo alcune foto di gruppo assieme a Georges e Jacques. Mi è sembrata abbastanza bella la nostra esibizione attorno alla fontana con la grande sfera ruotante, dove avevamo radunato parecchia gente. Ce la mettiamo tutta girando in lungo e in largo per il mercato sino a mezzogiorno, ma ci sparpagliamo troppo spesso e alla fine siamo anche un po’ sfasati. Alle 11,30 Gualtiero è già visibilmente stanco e chiede dove si trovi il ristorante dove dovremo pranzare. Al “Regency Pub” tra luci soffuse e poltroncine rosse, pranziamo in compagnia del nostro sindaco Ravaioli e consorte, oltre al vice-sindaco di Saint-Maur e al presidente del Comitato di Gemellaggio. Si mangia, si canta e si danza in onore delle varie autorità, ma sono già le 14,30 e si deve partire a spron battuto per il clou della manifestazione lungo la Marna. Il tempo però se ne frega della manifestazione e del 40° del Gemellaggio tra Rimini e Saint-Maur, perché non smette mai di mandar giù dal cielo un’acqua continua e uggiosa. Sembra proprio che debba andare quasi tutto a puttana, ma ciononostante la nostra parte su di un palco ristretto e a malapena riparato, riusciamo a farla ugualmente, tutti pigiati gli uni sugli altri, e a cantare in onore del sindaco di Saint-Maur e di Ravaioli che si scambiano doni.

La premiazione delle donne più prolifiche mi ricorda tanto analoghe iniziative che avvenivano da noi durante il ventennio fascista, ma lasciamo perdere e prendiamo congedo da tutti con un “saltarello” sotto la pioggia. Adesso sono le 16,30 e torniamo all’Hotel Etap per darci una “radanata” , dopodichè verso le 18,15 siamo già in partenza verso il ristorante “ Le Palmier II “, dove per un malinteso, Jacques s’inquieta con il gestore che non è pronto per accoglierci. Si tratta di un immigrato di origine marocchina, che in poco tempo riesce ad allestire una lunga tavolata dove siamo un po’ stretti, ma tutti in buona salute. La cena è a base di “cus-cus” che va bene a tutti salvo che a Pierluigi. Lui chiede che gli portino una bistecca con dell’insalata, ma dopo aver molto apprezzato la carne, finisce per papparsi una buona razione di “cus-cus” con grande avidità alla nostra faccia. Dopo il gelato, che non fa mai male, prendiamo il caffè e alcuni si fanno preparare il te, che viene versato nei bicchieri dall’alto alla maniera “maghrebina” con grande abilità. Dimenticavo di annotare la simpatica presenza con noi della moglie di Georges, affiancata a tavola dal loquace Giuseppe, che la intrattiene con una brillante conversazione sino alla fine del pasto, dopodichè lei se ne torna a casa, lasciandoci alle cure del marito che si unisce a noi, pronti a partire per questa notte di follie a Parigi. Gianni, Pierluigi e Gilberto non stanno più nella pelle alimentando chissà quali “reveries”, ma del resto non si può certo impedir loro di sognare …! Pierrick ci scarica alla fermata del “metro” di Place de l’Opera e se ne va, mentre Jacques, con la sua monovolume, provvede a trasportare sulla collina di Montmartre chi non se la sente di farsi il tragitto a piedi . Non contento di questo servizio da “chauffeur”, dopo averli scaricati davanti a “Le Sacré-Coeur”, torna indietro per soccorrere chi eventualmente lungo il percorso si trovasse in difficoltà e ci comunica che anche al ritorno effettuerà questo servizio di “navetta” per portarci tutti sino alla fermata del “metro”. Che dire in merito a tanta disponibilità ?  – Bsugnarìa fèj un monumèint !! –  Continua l’ascesa verso la collina di Montmartre con un’aria che si sta facendo sempre più fredda e con qualche incertezza sul percorso anche da parte di Georges, che evidentemente era un po’ che non saliva quassù. Il freddo mi provoca qualche disturbo intestinale, ma cammin facendo mi viene in soccorso il bravo Gianluca, che rinuncia al suo giubbotto impermeabile per salvarmi dall’ipotermia. Sì, proprio come nella leggenda di San Martino che taglia il suo mantello per donarne la metà al povero ignudo. Gliene sarò grato per tutta la vita, ma intanto qui non si smette mai di salire e l’ultima scalinata mi sembra proprio quella biblica di Giacobbe.  Devo dire, però, che ne valeva proprio la pena perché una volta arrivati in cima si rimane stupiti di fronte all’imponenza della basilica del Sacro Cuore ( “ Cor Jesus Sanctissimus “ recita la scritta sulla facciata ) e al panorama davvero mozzafiato che ti mostra la città di Parigi con la Tour Eiffel tutta illuminata e col suo faro intermittente. Anche qui una marea di gente, soprattutto giovani, in mezzo alla quale ci si confonde, ma prima di scendere un po’ più in basso nel cuore di Montmartre, ecco che ci mettiamo in posa per le consuete foto-ricordo. In questo quartiere, a dire il vero un po’ troppo ad uso e consumo del turista con tutti questi negozietti, ci si trova immersi in un’atmosfera di grande fascino per il panorama di varia umanità che s’incontra. Un via-vai continuo di numerosissimi pseudo-artisti, che con il blocco dei fogli sotto braccio ti tampinano in maniera assillante per farti il ritratto. Nel nostro gruppo, che gira un po’ stordito tra le viuzze e davanti a questi locali dai nomi famosi ( “ La Bohème “, “ Le cadet de Gascogne “ ), l’unico che potrebbe confondersi con i personaggi tipici di questo ambiente è proprio Aldo con quel suo spolverino bianco che gli dà un po’ l’aria proprio da “bohémien”. Con Jacques e Georges ci accordiamo per ritrovarci non più tardi delle 23,30 proprio davanti al ristorante “ La Bohème “, dopodichè a gruppetti si comincia a vagare qua e là presi sempre più di mira dai ritrattisti, che ci hanno adocchiato subito come tipici turisti da spennare. E a cadere vittime di costoro sono nell’ordine : Gianni che si mette in posa serio, serio e poi alla fine rifiuta l’opera d’arte perché la richiesta è troppo esosa, quindi Giuseppe che dopo lunga contrattazione si porta via il ritratto per niente somigliante alla modica cifra di 10 euro, e infine l’Angela che per quella sua immagine leziosa, ma senza alcuna somiglianza, si fa letteralmente spennare e paga ben 50 euro !! Qui è sempre più freddo, ma non vedo Venturelli. Dove sarà passato ? In effetti dopo una frettolosa visita all’interno della basilica del Sacro Cuore, per non morire assiderato ha pensato bene di rifugiarsi all’interno dell’auto di Jacques e di lì non si muove. Nel frattempo abbiamo perso di vista Gualtiero, forse alla ricerca del tempo perduto come Proust, ma dato che il freddo continua ci rifugiamo all’interno di un piccolo bar dalle vetrate di plastica, riscaldato da due stufe a gas e lì ci riprendiamo un po’ con delle bevande calde. Gianni ci raggiunge dopo essere tornato dalla sua “artista” per farsi dare il ritratto alla modica spesa di 10 euro, ma devo dire che il suo è il più brutto in assoluto. Il tempo è tiranno, sono già le 23,30 e alla faccia di chissà quale agognata “notte folle”, bisogna pensare a tornare al nostro hotel. Il pur bravo Jacques inizia la spola avanti e indietro per portarci un po’ alla volta fino alla fermata del “metro”, che, secondo lui continua a passare fino all’una, ma contrariamente ai suoi calcoli, il tempo necessario per ogni viaggio si attesta sui 20 minuti e non 10 come ipotizzava, cosicchè comincia a delinearsi una vera e propria avventura nella notte parigina, a raccontare la quale ci vorrebbe proprio la penna di un grande umorista o il talento di un regista come Jacques Tati. Dalla fermata dell’Opera, comincia tutta una serie di telefonate frenetiche a quelli che ancora devono scendere da Montmartre, per sapere come fare, dato che l’ultimo metro passerà alle ore 0,42 e qualcuno inevitabilmente non ce la farà. La Grazia acquista 17 biglietti, ma noi dopo aver corso avanti e indietro come dei matti per trovare il marciapiede dal quale deve passare la corsa che ci deve portare a Saint-Maur, scompisciandoci dalle risate, alla fine ci ritroviamo increduli ad osservare il display dal quale risulta chiaro che abbiamo perso proprio l’ultimo metro. E qui, proprio per dovere di cronaca, trascrivo i nomi di questi dodici poveri pellegrini  ”underground”, direbbe il nostro Julko. Oltre a lui, dunque, a guardarsi in faccia smarriti sono : Nino, Pierluigi, Lucia, Ermanna, Angela, Grazia, Aldo, Mario, Giorgia, Roberto e Domenico. Leggo un bel po’ di smarrimento e non solo sul viso di Venturelli, che si rammarica di non essere rimasto all’hotel. Ci sarebbe da mettersi a piangere, ma invece la cosa migliore è proprio quella di riderci sopra, come in effetti stiamo facendo un po’ tutti. Nino e Pierluigi non riescono a trattenersi, piegati in due dalle risate, hanno le lacrime agli occhi, ma qualcosa bisogna pur fare per trovare il modo di tornare a casa, pardon, all’hotel. Interpelliamo un ragazzo di colore per avere conferma delle nostre disgrazie e per chiedergli suggerimenti sul da farsi. Bisogna procedere in “metro” fino a Vincennes con l’ultima corsa che transiterà qui tra poco, quindi di lì cercare dei  ”bus” coi quali arrivare sino a Saint-Maur. Riusciamo a prendere quest’ultima corsa e mentre Roberto non si capacita di come ci sia potuto capitare una cosa del genere, ci rilassiamo un po’ tutti ed arriviamo a Vincennes. Ci fiondiamo letteralmente fuori dal “metro” e un po’ disorientati, chiediamo al ragazzo che sta smontando dal turno di servizio alla biglietteria, dove trovare dei “bus”.  – Devant le chateaux ! – , ci dice scappando via in fretta.  – Davanti al castello ? Ma adesso dove sarà questo castello ? – – Eh va bèin, mo vut ch’a n truvémma un castèl ? U n’è miga ‘na paja ! – Nel frattempo Pierluigi raggiunge telefonicamente gli altri del gruppo che si trovano già davanti all’Hotel Etap e che gli chiedono preoccupati dove ci troviamo. – Siamo qui davanti al bellissimo castello di Vincennes. Peccato che non possiate vederlo, è veramente una cosa straordinaria ! –  Mentre Pierluigi “cazzeggia” con il telefonino, si son fatte quasi le due e io mi rivolgo ad una pattuglia della polizia ferma davanti ad un bar per sapere dove si trovi questa benedetta stazione dei “bus”.  – Eccola laggiù di fianco a quel crocevia, e lì accanto c’è anche la stazione dei taxi ! – – Ma è sicuro che ci siano questi “bus” ? –  – Sì, sì, ne passa uno ogni ora e poi alla fine ci sono anche i taxi. – Arrivati alla stazione dei “bus”, un gruppo di ragazzi che rientrano a casa, ci dà l’ultima mazzata : dopo l’una di notte non ci sono più corse …! Ci attacchiamo all’ultima speranza e cominciano a spingere sul pulsante della colonnina per le chiamate dei taxi. Passa il primo che non ha nessuna intenzione di portarci sino a Saint-Maur, dato che sta smontando dal suo turno di servizio e se ne va, ma dopo di lui, come per intercessione di qualche santo che qualcuno di noi deve avere in Paradiso, ecco che tre taxi, uno dietro all’altro, ci caricano quattro per ogni macchina e nel giro di venti minuti ci scaricano davanti all’hotel per la modica spesa di 5 euro a testa.  Ad aspettarci un po’ preoccupati assieme ai nostri compagni c’è Jacques, che ora può tirare un sospiro di sollievo e nello stesso tempo rassicurare un agente della polizia che, a causa del baccano, era arrivato davanti all’hotel pert verificare.  Rientriamo nelle nostre camere che sono le 2 e un quarto passate, ancora frastornati da questa incredibile avventura notturna, ma domani potremo prendercela con calma, rifare i nostri bagagli e apprestarci al ritorno. ” Parigi, o cara, saluteremo, la nostra Patria noi rivedrem …”

Lunedì 28 maggio ( Il ritorno ) Ed eccoci al commiato da questa cittadina che ci ha ospitato per questi tre giorni e alla nostra ultima colazione all’Hotel Etap. Mi affaccio alla finestra della camera e mi rendo conto che anche oggi il tempo non sarà un gran che. I bagagli sono già pronti e prima di uscire controllo che non ci si dimentichi qualcosa in camera. L’argomento su cui vertono le chiacchiere della mattinata è ancora una volta quello legato ai “codici segreti” delle nostre camere, che “segreti” non lo erano affatto se è vero, com’è vero che anche questa notte c’è stata un’incursione. Questa volta, però, le parti si sono rovesciate e a forza di gridare “Al lupo, al lupo !”, il “lupo” è arrivato davvero concretizzandosi non in una, ma addirittura in tre rappresentanti del gentil sesso, che, stanche di sentirli raccontare le loro improbabili “imprese notturne”, durante la notte sono riuscite ad entrare nella camera di Gianni e Pierluigi, lasciandoli molto imbarazzati, come si poteva facilmente supporre. E qui le solite “malelingue” commentano subito che i due buontemponi sono proprio solo “ Tótta pènna e vócia cme e’ cócch ! “ e che in effetti a questo punto si sono “giocati” tutta la loro reputazione.  Questa mattina non è con noi Jacques che ha dovuto lasciarci per andare a trovare sua madre che non sta molto bene, ma rimangono pur sempre l’ottimo Georges e il simpaticissimo nostro “conducteur” Pierrick, che ci trasportano nei pressi del Municipio di Saint-Maur-des-Fossés, “ L’Hotel de Ville “, risalente al 1876. Ci aspetta l’ultimo atto formale : i saluti ufficiali e il pranzo assieme agli amministratori della città e ai membri del Comitato di Gemellaggio. Il tempo è brutto, pioviggina e noi che abbiamo ancora un’oretta a disposizione bighelloniamo per le vie della città senza una meta precisa. Mi rendo conto che di questa cittadina quasi interamente circondata dal fiume Marna che conta circa 72.000 abitanti, conosciamo ben poco all’infuori dei tre grandi mercati in cui ci siamo esibiti, ma leggo da uno dei dépliants presenti nella nostra cartella : “ Saint-Maur-des-Fossés / Un’isola di pace alle porte di Parigi “ / A 14 km. dalla capitale, Saint-Maur-des-Fossés, quasi un’autentica isola circondata dalla Marna, è un’oasi di tranquillità che ha saputo preservare le bellezze del suo ambiente naturale, sviluppando una florida economia. Entrando nel salone delle feste del Municipio i musicisti si preoccupano di prendere i loro strumenti, perché non potremo certo fare a meno di suonare, cantare e danzare prima di partire. Saliamo uno dei due grandi scaloni ricoperti di velluto rosso e ci troviamo a visitare le due sale che affiancano il salone centrale. A sinistra la sala del Consiglio Comunale e quindi a destra la sala delle Conferenze e delle Commissioni. Nel salone centrale delle feste hanno allestito, sapientemente, un nutritissimo buffet al quale ognuno di noi accede tranquillamente, andandosi poi a sedere ad uno dei cinque tavoli disposti in cerchio e mischiandoci giustamente con gli amministratori ed i membri del Comitato di Gemellaggio. Io mi trovo ad un tavolo assieme a Julko e a Gualtiero e cerco di favorire la comunicazione fra tutti i commensali, riuscendo a cavarmela discretamente con la lingua francese, ma altrettanto fanno ai loro tavoli rispettivamente, la Catia, la Lucia, la Grazia e Giuseppe.  Siamo circondati dall’interesse e dalla cordialità di queste persone che ci hanno riservato un’accoglienza straordinaria e non possiamo davvero esimerci dall’esprimerci al meglio delle nostre possibilità, sicchè cominciamo con alcuni balli di esibizione e di coinvolgimento e con canti a profusione, soprattutto serenate dedicate al gentil sesso. Alcuni di loro si esibiscono cantando per noi alcuni brani anche in italiano e allora Gualtiero mi chiama in causa perché anch’io canti in francese. Così tiro fuori dai cassetti della memoria un’antica canzone d’amore dal titolo abbastanza esplicito : “ Ma belle si tu voulais, nous dormirions ensemble …” Nel cantarla la dedico alla bionda signora che sedeva a tavola di fianco a me, Véronique, e che credo abbia apprezzato.  Stiamo per congedarci, ancora una volta si crea un’atmosfera particolare, fra noi e queste persone si è stabilita un’intensa comunicazione e proprio quando stiamo per  ringraziare tutti per la squisita ospitalità, la signora Michelle, presidente del Comitato di Gemellaggio, ci fa un’ultima richiesta : cantare la canzone “ Bella ciao “, che lei evidentemente conosce bene. E noi la intoniamo lentamente, alla maniera di Giovanna Daffini, con grande trasporto, e l’emozione, quasi palpabile, finisce per commuovere un po’ tutti. Mi sembra proprio di poter dire che non poteva davvero esserci maniera migliore di salutarci. Ed ora si riparte per l’aeroporto di Orly, accompagnati dal cordiale e simpatico Georges. Baci e abbracci e nel congedarci da Pierrick gli consegnamo una discreta mancia per la quale si era attivato il nostro sempre solerte Giuseppe. Le solite operazioni per l’imbarco, i controlli attraverso il “metal detector” che ancora una volta bloccano Nino e in più costringono Gualtiero a tornare indietro per riporre nella valigia le bottiglie di grappa che gli erano state regalate e poi via di nuovo sempre con l’aereo della compagnia “Aigle Azur “. Questa volta siamo molto più raggruppati nei nostri posti e io posso accordarmi con la Catia per rimanere accanto al finestrino, ma dopo che l’aereo è salito in quota, una densa coltre di nuvole m’impedisce di vedere alcunchè, per cui mi consolo leggendo la Gazzetta dello Sport che mi passa Gianluca e con lo spuntino offerto verso le 17,30, identico a quello che ci era stato offerto nel viaggio di andata. Ma ecco che siamo di nuovo all’aeroporto di Miramare, la nostra avventura in terra francese si è conclusa felicemente e adesso ognuno di noi avrà modo di riflettere con calma e di ridiscuterne alla prossima riunione.

Rimini, 12 giugno 2007

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